LE SCIMMIE – Colostrum

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Mostro imponente composto da quattro tracce, questo album del gruppo di Vasto, avanza inesorabile sullo spirito degli ascoltatori.
Si mostra nella sua immensa solidità sonora fatta di vortici di nulla, echi condensati, pesanti armamentari cosmici, schiacciando e annichilendo qualsiasi cosa si trovi lungo il suo cammino.

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ELEMENT OF CHAOS – A new dawn

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Gli Element Of Chaos sono capitolini e propongono un deathcore con venature prettamente death e prog. Un vero e proprio attacco alla baionetta, fatto di un growling costante e durissimo (aperto a volte alla voce pulita, affatto male), sorretto da una formazione di tutto rispetto che sa miscelare tecnica e devastante attitudine al massacro sonoro.

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DECEPTION- New Disorder

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Dalla capitale una formazione alle prese con metal core, alternative, metal moderno e un album che altro non è che la loro prima release remixata con due nuove tracce.
Cosa funziona e cosa no? Le composizioni sono di stampo moderno, quindi non aspettatevi i riffoni classici o delle sonorità statiche, anzi arrivano sferzate alla Mudvayne a volte o dei richiami ai SOAD.

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SILENTLIE- Layers of nothing

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Band triestina al suo debutto ormai targato 2015.
Una miscela di gothic, metal e sonorità tipicamente legate al mondo scandinavo/finlandese di qualche tempo fa (l’atmosfera HIM, si respira e percepisce in molti brani), con l’abuso – mi si passi il termine – di un meccanismo sonoro molto ascoltato e che, ad oggi, può offrire forse ben poco, purtroppo.
L’album scorre con le sue dieci tracce, nonostante questa premessa e lo fa con ritmiche pulite, articolate in modo sapiente – senza scadere nella piattezza oppure nel virtuosismo fine a se stesso – sostenute da tastiere gothic/dark wave e da una chitarra che offre riffing e momenti incalzanti.

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U2: 30 ANNI (E NON SENTIRLI)

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Mi sveglio, come sempre, di buonora, anche se è domenica e, aprendo la finestra della mia stanza, sento che l’aria è meno bollente. “Menomale”, penso.
La mattinata scorre veloce tra una faccenda e l’altra. Poco prima delle 15 mi metto in marcia per raggiungere le persone con cui mi recherò al concerto.
Arriviamo presto all’Olimpico, prima ancora che aprano i cancelli.
Alle 17:40, dopo tre “giri” di controlli, sono già al mio posto. Piacevolmente stupita del fatto che, a dispetto della cifra pagata (praticamente spiccioli per un evento del genere) sia un posto per niente male. Unica pecca: è un po’ di lato rispetto al palco, quindi con visuale non piena della scenografia (poco male, francamente). Però, mi rendo conto che, pure stavolta, come già capitato per altri eventi al Foro Italico, nell’acquisto del biglietto mi sono dimenticata che alle 18 il sole, di fronte alla tribuna Tevere, è ancora troppo alto. Per fortuna mi sono ricordata il cappello per coprire la testa.

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CARNERA – La notte della Repubblica

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Lo ammetto. Per me ascoltare i Carnera, o comunque qualsiasi incarnazione preveda una minima percentuale dei loro componenti o di quelli dei Siegfried, è un piacere incommensurabile.
Non sono di parte, semplicemente mi trovo nella situazione di chi è riuscito a legarsi a un certo stile musicale, a un’attitudine simile alle proprie e a una filosofia interpretativa dello spettro sonoro confacente alle proprie esigenze.
LA NOTTE DELLA REPUBBLICA può essere interpretata in più modi, reso permeabile ai motteggi filosofeggianti di qualsiasi storico e sociologo, come invece diventare base per pensieri critici e autocritici.
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