U2: 30 ANNI (E NON SENTIRLI)

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Mi sveglio, come sempre, di buonora, anche se è domenica e, aprendo la finestra della mia stanza, sento che l’aria è meno bollente. “Menomale”, penso.
La mattinata scorre veloce tra una faccenda e l’altra. Poco prima delle 15 mi metto in marcia per raggiungere le persone con cui mi recherò al concerto.
Arriviamo presto all’Olimpico, prima ancora che aprano i cancelli.
Alle 17:40, dopo tre “giri” di controlli, sono già al mio posto. Piacevolmente stupita del fatto che, a dispetto della cifra pagata (praticamente spiccioli per un evento del genere) sia un posto per niente male. Unica pecca: è un po’ di lato rispetto al palco, quindi con visuale non piena della scenografia (poco male, francamente). Però, mi rendo conto che, pure stavolta, come già capitato per altri eventi al Foro Italico, nell’acquisto del biglietto mi sono dimenticata che alle 18 il sole, di fronte alla tribuna Tevere, è ancora troppo alto. Per fortuna mi sono ricordata il cappello per coprire la testa.

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Mayhem…qualche tempo dopo

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Arruolati, mi dicevano, vedrai il mondo e scoprirai nuove culture. Vai a vedere i Mayhem, mi hanno detto, vedrai una band storica del black metal… tra i padri fondatori.
Sì, io ce so stato… che mi è accaduto? Che ho dovuto aspettare qualche giorno per parlarne… perché a dire il vero, io, ad oggi, ancora non ho capito un cazzo di quello che ho visto… forse.
(segue resoconto volgarotto e non sense del concerto a cui abbiamo partecipato)

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Sabato 4 Marzo a Roma, Gheorghe Zamfir

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È difficile spiegare l’emozione nel dare questa notizia, perché se per molti il nome di Gheorghe Zamfir non può evocare nulla, una volta associato a film e musica, diventa un incantevole viaggio nel proprio io. E così, nel momento in cui mi è arrivata la notizia mi si è acceso l’eco dei ricordi…di quelli davanti lo schermo, piccolo o grande che fosse.
Il flautista e compositore rumeno, nei suoi cinquant’anni di carriera ha vinto 120 tra dischi d’oro e di platino e venduto 120 milioni di dischi in tutto il mondo.
Ma il viaggio di cui parlavo è fuso con la musica come dicevo…

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Pink Floyd Legend Day a Roma

banner-pfl-dayPINK FLOYD Legend DAY Roma – 19 novembre 2016 Auditorium della Conciliazione
Una data in cui la città di Roma diventerà il palcoscenico della
PRIMA GRANDE GIORNATA/EVENTO DEDICATA ALLA MUSICA DEI PINK FLOYD.
Per l’occasione i PINK FLOYD LEGEND proporranno uno show molto speciale che ripercorrerà l’intera carriera della celebre e amatissima band britannica.

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Nashville Pussy live report di G.P.

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Foto di G.P.

Qualche anno fa, 3 forse, poco più o poco meno, i Nashville Pussy vennero a Roma e sapevo solo che non dovevo mancare.
La storia poi ha contemplato un’infame gigantesca nevicata che mise in ginocchio la capitale, figuriamoci le zone circostanti, fino a quelle più periferiche, più distanti e…nel mio caso, montuose. Niente. Quella sera me li sono persi.
Poi qualche giorno fa, spulciando tra i programmi musicali in giro, esce l’Init di Roma con la data dei signori del Jack Daniel’s per il 22 marzo e allora la mia personalissima macchina organizzativa è partita. Non senza una certa difficoltà personale, per le più varie criticità sulle quali sorvoliamo.

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Nius! Abysmal Grief in Italia

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Sabato 5 marzo 2016 presso il Circolo Svolta di Rozzano (MI), via Franchi Maggi 118, si terrà l’unica data al nord Italia degli ABYSMAL GRIEF, che presenteranno ai loro fan il nuovo ed acclamato disco “Strange Rites Of Evil”.
Si tratterà dell’unica occasione sino ad almeno dopo l’estate per poter assistere ad uno dei tanto rinomati, occulti e cimiteriali set degli attuali maestri del dark-doom sound nostrano.
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AC DC. Live Report di G.P.

CHI DEI DUE POTEVA VOLARE A IMOLA SE NON IL BUON VECCHIO PAZZO G.P.? SE IL NOSTRO PROGRAMMA SI CHIAMA COSI’ E’ PERCHE’ ABBIAMO IN COMUNE LA PASSIONE PER QUELL’ALBUM FICCANTE E BASTARDO. MA G.P. A DIFFERENZA MIA E’ UN DEVOTO VERO E PROPRIO E QUINDI ECCOVI IL SUO LIVE REPORT DI IMOLA 2015.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it

Imola 2015 – AcDc

BackinBlack presente per ovvie motivazioni per quello che, ha davvero tutta l’aria di essere stato l’ultimo appuntamento con i «canguri» in Italia. E’ una triste possibilità, purtroppo avvalorata dai diversi problemi che la band ha passato negli ultimi tempi, senza contare che i limiti di età cominciano a farsi strada inesorabilmente. Ma chissà… abituati a essere stupiti dalla band più rock del pianeta, magari, per qualche strano motivo, avremo ancora modo di «rivederci».
Sveglia alle tre di notte per bus diretto ad Imola con la speranza di poter guadagnare qualche posto privilegiato. L’arrivo in città ha riservato prime sorprese positive: i cancelli già in via di apertura per la zona palco e la presenza di alcuni concittadini che si sono palesati dapprima per il tipico accento, poi, riconosciuti e salutati, si sono percorsi insieme i vari metri del serpentone dei controlli fino a giungere all’ultimo cancello. Qui, per i primi arrivati, erano a disposizione i braccialetti verdi per il «pit»: braccialetto acquisito con somma soddisfazione con la garanzia di essere, di poter vivere l’evento a pochi passi di distanza dai «nostri» all’interno della zona riservata. Il caldo non è stato micidiale ma poco ci mancava, le bibite fioccavano: grande successo per una birra, forse di produzione est-vietnamita, venduta a 6 euro la bottiglia. Amen. L’attesa spasmodica, la collinetta Rivazza che, pian piano si riempiva dalla parte opposta al palco mentre il parterre nelle varie zone cominciava a scaldare i muscoli per la ressa. I nebulizzatori hanno ricevuto più di qualche attenzione tra gli astanti e mentre si razionavano panini e liquidi vari; a ridosso delle 17 Virgin Radio ha spedito sul palco i suoi alfieri per cominciare ad intrattenere il pubblico con un po’ di rock patinato. Certo, gli alfieri suddetti sono stati un po’ troppo didascalici a nostro avviso e i brani scelti sembravano destinati più a chi di rock fosse davvero a digiuno. Comunque grazie a Virgin si è dato davvero inizio alle danze, in attesa di gustare il gruppo spalla scelto dall’organizzazione: i Vintage Trouble. Che dire di questi ragazzi? Inizialmente ci lasciavano quasi un po’ «freddini», ma in maniera inesorabile e vorticosa hanno raccolto il plauso più sincero di tutti. Bravissimo il cantante nella sua giacca gialla, ha saputo coinvolgere il pubblico come poche altre band a supporto sanno fare e il sound gradevole e invecchiato al punto giusto, invoglia a un serio approfondimento dei Vintage che, non appena possibile faremo anche e soprattutto in radio. Bravi bravissimi e simpaticissimi con ufficializzazione dell’attesa definitiva: quella per gli AcDc! Angus e soci si facevano un po’ attendere ma all’improvviso, il video introduttivo del brano «Rock or Bust» si è scagliato contro noi tutti e…via!!!! Gente felice, gente con qualche lacrima, gente con figli e figli con genitori a seguito, tutti ondeggianti e mai sazi delle note dei vari brani in scaletta. Qualche problema su High Voltage, qualche disfunzione nel trasmettitore di Angus ogni tanto ma in fondo chi se ne frega, hanno macinato rock come volevano, dovevano e volevamo. Uno show forse con qualche punta di malinconia: lo stesso classico spogliarello di Angus non ha avuto luogo. Una esibizione, laddove possibile, più scarna ed essenziale ma i cuori che battevano li potevi sentire a miglia di distanza. Era anche il compleanno di Bon Scott e qualcosa lasciava pensare alla possibilità di ascoltare «ride on»: così non è stato, ma a farci compagnia, atipicamente, c’è stata l’esecuzione di «sin city». Le punte massime si sono toccate con i grandi classici, ma si è scoperto che «baptism by fire» è molto gradita dalle giovani leve che, al contempo, sanno lasciarsi andare sulle note di «have a drink on me». Cosa dire del resto: «shock me all nigh long», «hell ain’t a bad place to be», eccetera, fino all’autostrada per l’inferno e alla chiusura di «quelli che stanno facendo rock vi salutano», niente. Fatevi raccontare un giorno dell’assolo di Angus. Memorabile. Tutti bravi e belli: Brian con il poco di voce che gli è rimasta, il nipotino di Malcom che ha fatto tutto quel che doveva ed anche di più; Chris e i suoi timpani a martellare con Cliff. Angus con quello sguardo che sembrava pensare al fratello, del resto acclamato più volte dal pubblico durante la serata. E peccato che Phil abbia deciso nel frattempo di avere beghe legali. Sono gli AcdC, sono un marchio di fabbrica inconfondibile: Imola non era un evento ma era l’evento. Un giorno lo capiremo ancor di più. Un appunto circa l’organizzazione, un appunto molto soggettivo: questo appuntamento era da farsi a Roma, stadio Olimpico, con attorno quella serie di infrastrutture che avrebbero sicuramente concesso a centomila persone di non essere ostaggi/o della città per quattro ore. Certo, magari noi per primi avremmo voluto ritardare la nostra partenza, ma per andarli a trovare direttamente in albergo, inginocchiandoci al loro cospetto, ringraziandoli per quel che sono stati, che sono e che saranno sempre. Back in Black lo sa, non a caso ci chiamiamo così! E, alla fine della giostra, una cosa la sappiamo di sicuro: qualunque cosa accada, ovunque potremmo mai trovarci, da soli o con chiunque altro, in caso di necessità il nostro Brian ci griderebbe una sola ed unica cosa: «Forzaaaaaaaa…..!!!!». Quindi: Forza AcDc! Forza Back in black! In cielo o in terra che sia, forza tutti noi!!
G.P.