Intervista agli HIBAGON

Gli Hibagon ci sono subito piaciuti per la loro proposta e per l’approccio alla loro musica e al loro concetto di musica.
Li abbiamo raggiunti e siamo riusciti a portare a casa l’intervista che state per leggere.
Buon divertimento.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it

La prima curiosità, per affezione personale, è legata al vostro nome. Come siete incappati in questo mostro mitologico giapponese e in che modo vi rappresenta?

Inizialmente avevamo un nome molto più lungo, e a suo modo pretenzioso: qualcuno ha avuto “l’onore” di vederci suonare con quello pseudonimo, mai rimpianto abbastanza.
Una volta che abbiamo iniziato a dare al progetto un’impronta di un certo tipo abbiamo capito che ci serviva un nome più semplice, diretto e che facesse riferimento all’immaginario tra fantascienza e criptozoologia a cui attingiamo. Il fatto che Hibagon sia giapponese è puramente casuale: è un “essere” che abbiamo trovato rispecchiare – anche nel fisico – il nostro approccio musicale: ambiguo, selvaggio e – soprattutto – grosso!

Riuscireste a raccontare in breve la storia di un duo che nasce in una provincia lombarda, con in testa un sound ricco di sperimentazione? Quali sono le frustrazioni e le vittorie?

Siamo nati abbastanza per caso, durante una jam session d’emergenza in una serata che rischiava di saltare. Da lì a iniziare a trovarsi per qualche suonata il passo è stato breve, pensiamo siano nati così altri milioni di gruppi. La ruvidità dei suoni ed un certo tipo di sperimentazione sono stati il terreno comune su cui ci siamo incontrati ed abbiamo iniziare a sviluppare le idee. Bergamo è una provincia musicalmente varia in quanto a proposte musicali, e se si ha la curiosità di ascoltarle è facile trovare in quantità e forme diverse vari tipi di sperimentazione e crossover stilistici.

Italia terra desertica per la vostra proposta o qualcosa comincia a muoversi?

Per quello che abbiamo potuto constatare noi, soprattutto nell’ultimo anno, un movimento c’è. Non essendo attivi da molto non siamo in grado di dire se ultimamente ci sia un risveglio o un aumento di opportunità rispetto a qualche anno fa, però abbiamo avuto una buona dose di occasioni per suonare sul suolo italico. Chiaramente bisogna trovare la situazione giusta: spesso si parla di “musica per musicisti”, cosa in parte vera, ma in generale l’interesse non manca, bisogna solo battere la pigrizia. Sicuramente nei prossimi mesi, con le date invernali, avremo modo di verificare ulteriormente e vedere quanta gente è disposta a farsi trapanare i timpani da due loschi figuri sudati…

In questo nuovo lavoro c’è un’energia concentrata, un vero e proprio flusso che si autoalimenta ad ogni nota e che ha momenti pienamente coscienti quanto altri di pura follia. Il processo compositivo come si crea-ed evolve- nelle vostre dinamiche in studio?

Solitamente partiamo da un’idea di base, un riff, un loop o semplicemente una direzione dell’atmosfera che si vuole creare, e da lì iniziamo a smontare, tagliare e rimontare tutto fino a quando non ci soddisfa. L’intenzione di base dei brani si può raffigurare con uno scontro il cui equilibrio è sempre instabile e sbilanciato tra le parti. A volte queste parti sono solo le nostre due personalità, a volte sono molte più cose che convergono per complicare ulteriormente le cose.

Quale storia viene raccontata in questo album?

Si tratta un breve riassunto delle ultime gesta di Hibagon, e di ciò che si è trovato ad affrontare nei suoi interminabili viaggi alla ricerca di una conoscenza rappresentata in questo caso da “Moughra”. Abbiamo legato le tracce l’una all’altra e inserito temi ricorrenti nelle sonorità dei brani per dare senso di continuità, ma al tempo stesso è una narrazione dal carattere fortemente episodico, in cui ogni capitolo mostra un lato diverso di Hibagon. Ci piace lasciare l’interpretazione a chi ascolta, lasciargli trovare il nesso tra titoli e brani da sé: basta leggerne i nomi per capire che non vogliamo dare una precisa definizione di ciò che accada, ma piuttosto un indicazione generale. Lo stesso fatto dei doppi titoli sul disco la dice lunga su quanto ci piaccia creare confusione.

Si sente un certo tipo di influenza culturale che prende spunto da cinema e letture. Cosa si nasconde dietro la vostra musica? Che tipo di lettori, spettatori siete e come rigettate in quello che componete quanto assimilato?

E’ inevitabile che nella musica finiscano gli interessi di chi la compone. La passione per la letteratura fantascientifica influenza anche la fase compositiva oltre che la nostra immagine, in particolare l’universo Dickiano, con la sua imprevedibilità e quel particolare approccio frammentario al flusso narrativo. Al tempo stesso non vogliamo essere troppo seriosi, per cui le nostre passioni per il cinema sci-fi – da quello del boom più spavaldo e creativo di metà anni ’50 alle tinte scure degli ‘80 – vengono a galla e ne peschiamo a piene mani quando si tratta di scegliere un titolo o un’atmosfera, anche in alcuni stralci di brani volutamente caricaturali.

Nel vostro progetto discografico cos’è il futuro: qualcosa da pianificare con lungimiranza o da affrontare in modo realistico giorno per giorno?

Per riuscire ad ottenere dei risultati tangibili un progetto di base ci deve essere sempre. Al momento il nostro è quello di supportare l’uscita dell’EP (11 ottobre) con il maggior numero di date fino alla primavera dell’ anno prossimo, sfruttarlo per diffondere al massimo le gesta di Hibagon e vedere quale risposte otterremo, per poi tornare in studio e registrare il capitolo successivo – che si prospetta essere decisamente più lungo dei 17 minuti di quest’ultimo – a cui stiamo già lavorando.

Gli Hibagon dove vogliono condurre l’ascoltatore?

Dallo spazio siderale, passando da un paio di universi paralleli, dritto tra le fiamme dell’inferno…

No, a parte gli scherzi: creiamo progressioni che vanno in una o più direzioni, poi ogni ascoltatore prende la rotta verso cui si sente spinto. Hibagon non è fatto per porre limiti, anzi, mira proprio all’opposto!

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La nostra madrina ad Agosto è Rap: Marika Esposito

Back in Black è metal e musica estrema da oltre 13 anni, ma nel nostro palinsesto settimanale c’è spazio per molti altri generi e la nostra madrina Marika con il grande Francesco Accardo (www.francescoaccardo.it) omaggiano l’anima rap di alcuni nostri programmi con questo scatto sfacciato.
La canzone scelta per questa foto da Marika è FIGHT THE POWER dei Public Enemy.

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BAM IL JAZZ OGGI A NEW YORK di Nicola Gaeta

Ci sono pochissimi libri che riescono a trasmettere un groove capace di colpire dritto al cuore del lettore; libri in grado di condurre per strade, odori, di far incontrare volti, gustare sapori e atmosfere.

Sono delle rarità che quando entrano nella casa delle proprie abitudini letterarie, difficilmente se ne vanno su uno scaffale, perché si vuole che quelle emozioni restino sempre a portata di mano.

BAM IL JAZZ OGGI A NEW YORK di Nicola Gaeta (Caratterimobili) ne è un prestigioso, ineguagliabile esempio.

Partendo dalla nuova nomenclatura che il jazzista Nicholas Payton – spinto da motivazione di riappropriazione culturale (africano americana)- vuole dare del jazz, Black American Music appunto, in uno stile diaristico/documentaristico Nicola Gaeta, conduce nel mondo del jazz newyorkese, un universo fatto di gig, improvvisazioni, locali storici, voci e artisti che si rifanno alla tradizione o che si lasciano andare al melting pot, senza perdere di vista uno stile di vita codificato nell’assenza generale- forse- di codici che non siano quelli dettati dall’emergenza espressiva di ognuno di essi.

La capacità evocativa messa in atto dall’autore è di un’autenticità impareggiabile, con i suoi commenti mai lusinghieri, crudi, veri, onesti fino all’“imbarazzo” che fanno di ogni pagina un momento di pura condivisione di una realtà costruita al suono di note spesso disperate, come la condizione in cui la Grande Mela verte in alcuni momenti.

Storia del jazz, dei grandi nomi ma anche un’avanscoperta su quelli che saranno i nuovi protagonisti della scena, le loro abitudini, l’attitudine culturale, filosofica alla musica che creano, lasciandola contaminare dal latin, dall’hip hop oppure attraverso una cultura archeologa del retaggio musicale che porta per percorsi non intrapresi appieno ma oggi reinterpreti secondo il “moderno gusto”.

Non c’è scampo per chi legge, la voglia di prendere il libro e partire è fortissima, come lo è quella di ascoltare ogni singolo nominativo che viene citato, interpellato, descritto da questo medico che in realtà è un critico appassionato fino al parossismo. E soprattutto l’irrefrenabile desiderio di entrare nei locali che fanno da scenografia a questo mese americano è un’urgenza quasi primordiale che viralmente invade partendo dagli occhi.

Superbo esempio di guida, storia, documento di studio mescolato con un’attitudine narrativa, BAM è compagno di viaggio su più livelli, su più tragitti che possono essere percorsi singolarmente, in successione o contemporaneamente.

Il concetto di BAM e le sue riflessioni, diventano luogo di confronto importantissimo ma soprattutto fotografia viva (merito anche degli scatti e dell’e-book integrativo disponibile) del mondo jazzistico newyorkese, lasciando un senso di adrenalinico appagamento ad ogni pagina.

BAM IL JAZZ OGGI A NEW YORK
Autore:Nicola Gaeta
Caratterimobili-2013

ALex per l’Alchimista
officinaalchemica@libero.it
Ogni mercoledì alle 11.30 e alle 17.00 Libri, cinema e fumetti su http://www.radiocentrofiuggi.it

Comunicato stampa: ROCK TARGATO ITALIA COMPIE 25 ANNI

Comunicato stampa.
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di un evento storico nel panorama nostrano.

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Appuntamento straordinario al Legend di Milano, dal 12 al 14 settembre, una tre giorni rock  con le finali 2013  e numerosi ospiti per festeggiare la XXV edizione del più importante rock contest nazionale

Sono passati 25 anni dall’esordio di Rock Targato Italia. Tradotto in numeri significa circa diecimila band messe in luce sotto i riflettori, quasi tre decenni di evoluzione culturale, musicale del nostro territorio. E tanti gruppi che hanno calpestato questo palco dagli esordi. Qualche nome? Timoria, Marlene Kuntz, Le Vibrazioni, Ligabue, Giulio Casale (Estra), Litfiba, Radiofiera, Subsonica (Hizons Street Band), Zibba, Negramaro (Helvetia) fino, tra i tanti, alle nuove tendenze hip hop dei 099, Italianfarmer e Vallento Posse.

L’elenco potrebbe continuare lunghissimo a dimostrare che la serietà dello scouting e della selezione (antesignani e apripista degli attuali talent) su tutto il territorio italiano è stato capillare, specchio di una realtà che si è evoluta con nuovi linguaggi sempre rappresentati con forte credibilità dal marchio, assolutamente doc, di Rock Targato Italia.

Assieme al rock made in Italy, anche la rassegna si è evoluta. Oggi, a garanzia delle band che partecipano, Rock Targato Italia è anche una rete di relazioni (Radio, Stampa, Locali Live, Nuovi Media, Studi di registrazione, Promoter) che offre l’opportunità di realizzare e promuovere la musica autentica. Una piattaforma concreta per chi ha voglia di confrontarsi nello scenario artistico:www.rocktargatoitalia.com (collaborazioni e media partner).

Riconoscimenti

Per le band selezionate c’è possibilità di suonare nei locali del circuito, mettere quindi in scena il materiale inedito (dalla rassegna sono bandite le cover), le composizioni, i suoni che danno identità alla band e la possibilità di pubblicare un proprio brano con un importante distributore digitale internazionale (i-Tunes, Spotify). Inoltre ai vincitori dell’edizione, oltre all’opportunità di partecipare come ospiti al Rock Targato Italia Tour, viene offerta la possibilità di pubblicare un loro brano nella compilation della manifestazione e di beneficiare del supporto stampa e tv in occasione del lancio dell’album.

Per partecipare e iscriversi alla prossima edizione visita il sito: www.rocktargatoitalia.net

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