DALLE ROVINE di Luciano Funetta

copertina-funettaRiprendo qui una mia recensione per un romanzo davvero incredibile, DALLE ROVINE di Luciano Funetta.
Ieri Luciano non ce l’ha fatta a continuare la sua corsa allo Strega 2016, ma resta comunque un punto di riferimento imprescindibile per chi volesse sentirsi scosso nel profondo; per chi cerca una lettura capace di sedimentare all’interno della propria anima.

La paralisi ipnagogica a cui conduce la scrittura di Luciano Funetta è affascinante e terrorizzante al tempo stesso, perché trascina in quello stadio lontano di profonda perdita di coscienza – solitamente rassicurante – mista a una veglia a cui non ci si può sottrarre, nonostante si discosti lo sguardo, che scuote mente e animo.

DALLE ROVINE è un vorticoso rimestio di sensazioni, percezioni, innaturali premonizioni che disattendono continuamente qualsiasi ipotesi il lettore possa crearsi durante lo scorrimento feroce di queste pagine pericolosamente chirurgiche. Attenzione però, la chirurgia del giovane scrittore (che ricorda un moderno Schnitzler e che appartiene a quella scuola romana che si dovrebbe conoscere perché da sempre fucina incandescente) non è fredda, asettica, translucida… è fatta di graffi, raschiamenti, incisioni nette, da cui sgorga l’essenza stessa dell’essere umano, in tutto il suo concentrato solido che a contatto con l’aria della (in)consapevolezza di chi si ciba della scrittura, diventa liquida, macchiando l’epidermide della percezione, indelebilmente, irreversibilmente.

Su questo ungere basa la propria forza tutta la vicenda di Rivera, su un’unzione invisibile, come il contatto con le spire dei serpenti che sono, volenti o nolenti, protagonisti del racconto… un’invisibile pellicola che resta tra le dita, ma che non siamo sicuri esista. Nella bocca, tra le dita, sotto le palpebre, durante e dopo la lettura resta questa sensazione, mista a quella di aver vissuto una sorta di esperienza mistica, di aver assistito a una scena di efferata violenza, tribale, liberatoria, senza averne compreso fino in fondo il senso, il proprio ruolo, il movente. Ci si sente antropofagi inconsapevoli. Forse colpevoli di un delitto di cui sfugge tutto.

Il labirinto di questo romanzo oscuro, fatto di angoli privi di qualsivoglia strumento teso all’illuminazione, è costruito da sussurri, sospiri, grida smorzate, piaceri dissoluti, da una coralità che a volte pare uscire dalla bocca del suo unico vero protagonista, della sua gestualità misurata, distaccata eppure contagiosa. Dedalo di passi cauti da parte del lettore, che non se la sente di lanciarsi in fughe (perché una volta iniziato il cammino non c’è scampo) oppure in affrettate esplorazioni (che lascerebbero in ginocchio svuotati), DALLE ROVINE non è un libro ma un demone capace di possedere pensieri e desideri, per molto a lungo, anche quando si crede che tutto sia passato, finito, mentre invece è semplicemente lì… dietro quella tenda… in quell’androne… in quel gruppo di uomini che si avvicina sorridendo… nel riflesso nel nostro specchio.

L’Alchimista
ALex

DALLE ROVINE
Luciano Funetta
Casa Editrice: Tunué

Qui la scheda del romanzo

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