“JUNK SOCIETY” di Valeria Manguito, Eleonora Pegorini e Ilaria Pozzi.

12991829_10154028167657092_1719826492_oProgetto “against the machine”, “contro”, che si muove attraverso la fotografia per scuotere le menti e le coscienze. Esposto anche al Mala Femme Festival della partita ne fanno parte Valeria Manguito, che abbiamo recentemente intervistato, insieme a Eleonora Pegorini e Ilaria Pozzi… ma vi lasciamo alle loro parole… intanto benvenuti nella JUNK SOCIETY.

ALex
L’Alchimista

 

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Valeria Manguito (modella):
JunkSociety è un progetto nato da convinzioni e ideali comuni, con la volontà di esprimere qualcosa di significativo che andasse oltre a delle belle foto d’impatto, l’abbiamo presentato alla seconda edizione del Malafemme fest al magazzino47 di Brescia, un evento di due giorni interamente al femminile in cui svariate artiste hanno dato il loro contributo. Cos’è JunkSociety?…la società in cui viviamo, di stampo occidentale-capitalista è ormai palese essere dannosa per l’intero pianeta, ma soprattutto per l’umanità, la stessa che l’ha creata….il genere umano è l’unico artefice del proprio stesso declino, sociale, economico e culturale, da una parte coloro che traggono profitto da questo processo e dall’altra coloro che lo permettono anche inconsapevolmente.

Siamo soggetti a un continuo bombardamento di false informazioni che ci spingono a consumare fino al logoramento tutto ciò che vogliono imporci, imposizione mascherata da “consiglio per gli acquisti” e ad accettare ciò che ci succede attorno come se fosse inevitabile.

La televisione, e l’informazione main stream in primis, sono strutturate in modo da convincerci che questa società è sana, che è portatrice di valori e principi assolutamente giusti, e che dobbiamo anche esportarli e imporli alle altre culture del mondo insieme alla “nostra democrazia”, e la pubblicità ingannevole è utilizzata per spingerci ad acquistare prodotti di scarsa qualità spacciati come i migliori sulla piazza, nel mercato alimentare innanzi tutto. Ripetere fino allo sfinimento un messaggio anche se sbagliato lo trasforma in verità assoluta agli occhi dell’opinione pubblica!

E infatti abbiamo preso come simbolo di questo atteggiamento, la multinazionale che è l’emblema del consumismo di massa, McDonald’s. Con il suo pagliaccio Ronald raggira facilmente le menti ingenue dei bambini che sono automaticamente attratti da questo personaggio all’apparenza bonario e simpatico, ideato apposta con questo preciso obiettivo, eh sì, perché se si parte dai bambini è tutto più facile, saranno loro il mezzo per corrompere anche gli adulti, e così il gioco è fatto, si instaura nella società un modello di vita nocivo alla salute ma accolto come cosa buona e giusta.”

 

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Ilaria Pozzi(modella):

“JunkSociety L’ uomo è la specie più folle : venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile, senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.

Le parole di Hubert Reeves descrivono la società in cui viviamo : non sentiamo di chiamarla “nostra” ma la definiamo “junk”

Ormai saranno cento anni che la natura è vittima dell’umanità che pratica ogni tipo di violenza per il proprio profitto,

La sovracrescita economica si scontra con la capacità rigeneratrice della terra, trasformiamo le risorse in rifiuti più rapidamente di quanto la natura sia in grado di trasformarli in nuove risorse e purtroppo piante ed animali non hanno diritto di voto. Preservare il proprio ambiente significa preservare se stessi, Rispettare il proprio ambiente significa rispettare se stessi.

Questa società ha intossicato il pianeta senza preoccuparsi delle conseguenze, è importante solo produrre, tutto quello di cui dovremmo “avere bisogno” aiutati da qualsiasi tipo di pubblicità come drogati consumiamo dosi di energia e strafatti non ci rendiamo conto di cosa è reale.”

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Eleonora Pegorini(fotografa e postproducer):

“_ JUNK SOCIETY

“Junk”, o come diremmo noi, spazzatura. Aggettivo spesso utilizzato allo scopo di definire una specifica categoria di alimenti. Velocità e quantità a scapito della qualità, il nostro è il mondo del “tanto, sempre di più” a svantaggio del “bello”e del “piacevole”. Siamo ormai immersi in un’economia irrefrenabile: inghiotte, caccia, uccide, mangia e come un vampiro succhia fino ad esaurire le risorse che sfrutta… solo il deserto rimane. Sul pianeta terra esiste solo un’unica altra specie che si comporta in maniera analoga: il virus. “Tutto questo perché?” , “In nome di cosa, o di chi?” C’è chi risponde riempiendosi la bocca e la mente con una parola dal significato troppo frequentemente deviato: progresso, termine ormai implicante una cultura basata sui beni, sul materiale, sul finto successo, sulla fretta… “Esiste una soluzione per difenderci da questo terribile buco nero che sta lentamente collassando su se stesso?” Forse. Non possiamo di certo cambiare il mondo, ma possiamo cominciare dalle piccole cose, semplicemente, con umiltà. Innanzitutto potremmo imparare ad essere curiosi e cercare di prendere coscienza a poco a poco di ciò che accade intorno a noi. Non siamo interamente imprigionati in un meccanismo infernale, non ancora almeno. Nella nostra vita quotidiana siamo in grado di compiere delle scelte, seppur minime. Saremmo piccole ed insignificanti formiche, ma nel nostro piccolo possiamo decidere di non aggregarci ad un sistema saturo, malato e non sostenibile; possiamo scegliere di non sporcarci le mani di sangue, ad esempio, di risparmiare acqua e cibo con piccole attenzioni giornaliere o addirittura, decidere di sbarazzarci di quell’insopportabile scatola diabolica che chiamiamo televisione. “E queste immagini?, A cosa mai potranno servire?” Vi chiederete giustamente. “Praticamente a nulla” potrei rispondervi io, “ma da qualche parte, si deve pur cominciare…”.

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