Nashville Pussy live report di G.P.

drum NP
Foto di G.P.

Qualche anno fa, 3 forse, poco più o poco meno, i Nashville Pussy vennero a Roma e sapevo solo che non dovevo mancare.
La storia poi ha contemplato un’infame gigantesca nevicata che mise in ginocchio la capitale, figuriamoci le zone circostanti, fino a quelle più periferiche, più distanti e…nel mio caso, montuose. Niente. Quella sera me li sono persi.
Poi qualche giorno fa, spulciando tra i programmi musicali in giro, esce l’Init di Roma con la data dei signori del Jack Daniel’s per il 22 marzo e allora la mia personalissima macchina organizzativa è partita. Non senza una certa difficoltà personale, per le più varie criticità sulle quali sorvoliamo.

Alla fine ha prevalso la voglia di esserci anche per vendicare la serata che non fu per gli improvvisi eventi meteo come detto. Uscito dal lavoro con la consapevolezza di potermi rilassare sul raccordo anulare procedendo a passo d’uomo zoppo, l’Appia Nuova più scorrevole ho introdotto l’agevole parcheggio sul vialone della stazione tuscolana, nei pressi del locale in questione.
Pizza e birra poi la fila, il personale dell’Init sempre molto cortese e subito dopo inavvertitamente fianco a fianco al cantante del gruppo spalla scambiando quattro chiacchiere. Parlo del cantante dei Worry Blast. Non lo conoscevo, è stato molto cordiale, giovanissimo e pieno di savoir faire come avrei capito poco dopo durante la loro performance.
Tra i presenti sotto il palco, a mio modesto avviso, si moltiplicano le barbe lunghe e bianche ma ho notato anche una media più alta di donne in prima linea.

Opne
Foto di G.P.

I Worry Blast, svizzerotti simpatici e pieni di hard rock non hanno sfigurato affatto: posso dire che mi sono piaciuti e che un po’ di curiosità me l’hanno lasciata e approfondirò strada facendo. Insomma mi ricordano un po’ gli Airbourne in alcuni aspetti però senza le connotazioni rusticane del sound degli australiani. Chissà se si può dire, comunque l’impressione è che sono “piccoli” ma cresceranno (bene).

NP
Foto di G.P.

Poi sulle note di Ghost Rider entrano i Nash che festeggiano i loro 15 anni e sotto il palco ci si agita di più. I brani eseguiti non saprei riordinarli, ho ancora poche ore di sonno dopo la loro serata. Non ho sentito “She’s got the drug” che me li fece conoscere, “Go to Hell” invece l’abbiamo cantata tutti. A proposito l’avete mai tradotto il testo? Andate a farvi due risate…

Bonnie NP
Foto di G.P.
Ruyter NP
Foto di G.P.

Eppoi gli altri pezzi, “why-why-why”, “go motherfucker go”, “come on – come on”. Blaine, il cantante chitarrista ha lasciato molto spazio alla sua signora, Ruyter Suys, un vero Angus Young in gonnella (si fa per dire). Io guardavo la bassista Bonnie Buitrago e pensavo alle bionde strumentiste che l’hanno preceduta nelle line up avvicendatesi nel tempo. Del resto la mora in questione si è dimostrata simpatica oltre che brava e ha dovuto anche “subire” un tentativo di avvicinamento maldestro da parte di un fan che, da sotto il palco, si è involato verso le forme generosamente brianzole della Buitrago suddetta.
La security ,stimolata dalla bionda chitarrista di Blaine, ha fatto il proprio dovere e, intervallando con intro, assoli e whisky i vari brani proposti, abbiamo trascorso una gran bella serata. Il sound più che sufficiente, del resto non sono mai stato deluso dall’Init sotto questo aspetto.

Blain NP
Foto di G.P.

Con l’ultimo brano dopo il bis, chitarre che venivano scorticate delle corde e ancora zio Jack a farla da padrone (è il quinto membro della band a loro dire…) mentre attiravo l’attenzione della Buitrago che di tutta risposta mi scaraventava addosso il suo plettro (preso al volo) e così cominciavo a fare la fila per andare a salutare con un’energica stretta di mano la signora Cartwright terminando la mia birra.
Stanco e confortato per aver vissuto un’altra serata meritevole di presenza terrò l’occhio sui Nash, professionisti seri del divertimento.
Matrice Southern che non tradisce mai.
Grazie Init e a presto Nashville Pussy!

G.P.
Back in Black

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