GOPOTA- L’intervista

Front_Retro

Siamo arrivati a confrontarci con GOPOTA, in un’intervista doppia che ne svela tracce, intenti e pulsazioni.
Con me, Vitaly e Antonio Airoldi.

Gopota. Da dove nasce il nome e il progetto. 

EVP (Vitaly) È una parola tipica dello slang russo, che indica gli strati sociali più bassi della società, con basso tasso di educazione, connotati anche da tratti criminali, appartenenti a forme di sottocultura.

AA Le tracce del progetto Gopota nascono successivamente all’ispirazione che ha visto prendere la luce con il mio primo lavoro di Empty Chalice. Causa problemi d’uscita con la prima etichetta, purtroppo, o per fortuna, sono entrato in contatto con Vitaly che, non solo ha apprezzato il mio lavoro, ma, anzi, ha saputo coglierne i profondi nessi concettuali insiti nelle/tra le tracce, in maniera epidermica ed è stato in grado di scendere nei meandri di questa creatura arricchendola a livello artistico ed emotivo in modo viscerale.

Poche parole metaforiche per descrivere una collaborazione inaspettata ma emersa in modo inopinabile dal contatto tra due persone accomunate fin da subito dalle medesime passioni.

Quali sono le linee programmatiche di Gopota?

EVP un realismo critico, espresso in astratto con queste forme sonore

AA Mi addentro nelle tracce….

Disillusione, frustrazione, rabbia ed angoscia.

“Blood in his sleep” è una delle tracce più emblematiche: cerca di dare espressione a quella forma di angoscia quotidiana che implica un crogiolamento tra pensieri nevralgici di errori, fratture, ferite e il procrastinarsi di un malessere interiore che in maniera più o meno soffocante prende vita, o meglio, prende Morte, in particolare nelle ore notturne.
Lo stesso concetto di inadeguatezza, non tanto verso la società ma quanto verso se stessi, riecheggia anche in una traccia come “Agony of a Pipe Dreams”.

“Long road in the dunes” è un’altra traccia a cui sono molto legato: è la metafora dell’incespicare umano attaverso i deserti, appunto, del sentimento più profondo a cui l’uomo è destinato ma di fronte al quale, fin troppo spesso, si sente disorientato e non bastevole.

Come in “Knots of fear” l’incapacità di amare e sentirsi amati nel modo desiderato, senza lacerare la luce altrui, non lascia però spazio alla perdizione ma muta l’aridità di chimere di sabbia nell’impeto di colui che per dirlo in maniera Nietzschiana, accetta imperioso, le fauci dell’”eterno ritorno”… un’evoluzione quindi nel riconoscersi e nel mostrarsi con/ad occhi nuovi.

Ampio concetto che poi si cristallizza nella “domanda” che viene posta alla fine di “Long road in the Dunes”, “Quanto sei disposto a morire?”.

In “Online periphery” e “Mindless use” qui c’è più da fare che da spiegare; la musica vuole farsi veicolo e chiave nei meandri di menti spente, assopite, alienate, in corpo anima e intelletto da una società spersonalizzante che mina la forza vitale di ogni persona, la quale nell’era del post-umano non riesce a trovare un proprio paradigma di spiegazione. Non è un urlo di aiuto ma una chiamata alle armi contro quel prodotto umano che si sta evolvendo senza di noi.

In “Black water” e “Dirty sun”non serve dilungarsi in parole. La corruzione, la perdita di valori e di comunicazione penso siano ormai sentimento e nausea comune a molte persone.

I territori esplorati cosa devono far riportare a casa?

AA Uso un’espressione latina,….”Cotidie hominum”, il “quotidiano dell’uomo”.

Ispirazioni, nomi tutelari del progetto

EVP Nessuna lista, nessun nome tutelare. Creo una forma d’arte per la percezione della stessa, anche perché in queste creazioni cerco di non avvicinarmi a niente di simile; è molto soggettivo, dipende dallo stato d’animo. Si crea, nasce, e vive la propria vita.

AA Nessun nome e/o ispirazione, dal mio punto di vista; ritengo di avere tanti e diversificati background musicali, e citare un artista piuttosto che un altro, in Gopota, mi sembra riduttivo.

Vuoto e annullamento sono state le emozioni subite, ma cos’altro si può “leggere” in questo lavoro?

EVP: Questo album puo essere preso come si preferisce; nasce dalle nostre emozioni e pensieri, ma sono troppo astratte e personali. Un messaggio in codice astratto, che è esposto all’interpretazione di chi ascolta…

AA: ritengo che l’essermi addentrato nel tracciare i percorsi musicali delle singole canzoni, possa essere emblematico e definisca “cosa si può leggere”… con le orecchie giuste per “sentire”.

Tecnicamente come è stato assemblato?

EVP ho registrato parti di voce, ed alcuni effetti molto distorti con dei pedali; ho poi acquisito le tracce elaborate da AA e le ho riadattate con frequenze più elevate, e poi ho registrato il tutto su cassetta. Poi ho digitalizzato il tutto e ho esportato i risultati.

AA ho utilizzato un oscillatore e un synth analogico, in maniera molto semplice, pura, ma brutale.

Il domani e lo ieri cosa sono per Gopota

EVP+AA È possibile che continueremo a lavorare al progetto, così come forse può essere che sia stata un’unica esperienza limitata all’uscita di questo “lavoro”. Ma sicuri e consapevoli che se ci sarà il desiderio di riportare in vita il progetto, lo faremo.

ALex
Il Giardino della Luna

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