Intervista a Paolo Sessa (Malatja)


12788531_10204296308966697_2136492456_oIl prof di italiano ha una «Malatja»: la sua banda suona il rock
. Così il Corriere del Mezzogiorno intitolava uno dei suoi articoli della sezione Cultura nel lontano 2009.
Il professore di italiano è Paolo Sessa e la sua band (chitarra, basso e batteria) sono i Malatja, una consolidata realtà rock/punk nata, ormai più di qualche anno fa, in una popolosa cittadina dell’entroterra salernitano: Angri.

Incontriamo Paolo, fondatore, anima nonché voce e chitarra del gruppo, in una mite giornata di un latitante inverno nella bella Salerno, luogo in cui da qualche anno ha stabilito la sua residenza, trasferendosi dalla sua località di origine, Angri, appunto.

Ciao Paolo! È da un po’ che non ci vediamo! Noto che ormai i capelli sono diventati quasi tutti bianchi!

Color argento. Una scelta dettata da pure esigenze artistiche; giusto per darsi un tono…macché…un’inesorabile decadenza….(ride).

Un’intervista su una panchina di fronte al mare. Quanto ti piace questa città e come ti trovi a viverci?

Il passaggio da una realtà di una piccola cittadina come Angri mi ha un po’ destabilizzato all’inizio. Poi è cominciata a piacermi la situazione di “salernitano importato” perché mi fa sentire un po’ outsider, un po’ barbaro. Non mi è mai piaciuto sentirmi parte totalmente integrante di un contesto o, almeno, essere staticamente parte di un posto. Una situazione paludosa per una persona che crea è la morte assoluta.

 Insegnante di lettere di giorno, frontman di una rock band di sera. Due cose che sembrano una l’antitesi dell’altra. In quale ruolo ti riconosci maggiormente?

 Credo che i ruoli si sovrappongano e che siano molto simili tra loro. In entrambi i casi hai a che fare con una platea, per la quale devi necessariamente essere accattivante, affascinante, per poter comunicare quello che hai dentro. Sicuramente la musica mi aiuta molto nel rapporto con gli alunni; mi permette di avvicinarmi al loro mondo. Per cinque ore al giorno divento un adolescente anch’io e per questo non posso non provare verso di loro un profondo senso di gratitudine. Per tale motivo voglio ringraziarli donando loro la mia musica. Certo è che sono un outsider anche nel contesto lavorativo: un docente non porta gli orecchini né va a letto alle cinque del mattino…

Correva l’anno 1993. Un bel giorno due amici si incontrano e decidono di mettere insieme una band: nascono i Malatja. Andò così tra te e Camillo Mascolo, ancora oggi batterista del gruppo?

Sì. Iniziò praticamente dal nulla. Io avevo diciotto anni, lui quindici. A me occorreva un batterista e così nacque il nostro sodalizio. Oggi viviamo un rapporto artistico collaudatissimo, di sintonia perfetta. Potremmo suonare di tutto insieme…

Influenze grunge condite con tanta ironia e con l’atteggiamento di chi non si prende mai troppo sul serio: questo il motore che ha sempre spinto le vostre canzoni di cui, tra l’altro, avete sempre scritto i testi (rigorosamente in dialetto campano). C’è solo questo nella vostra musica? Quali influenze musicali ha avuto Paolo nel corso della sua vita e quanto di queste influenze ha messo nella musica che fa con i Malatja?

Sono sempre stato un divoratore di musica, senza avere alcuna preclusione: quella italiana degli anni Sessanta, il funk, fino alla dance commerciale e il blues, che è la mia passione. Sono cresciuto con il blues; non l’ho mai suonato ma la mia testa, le mie mani, si muovono a ritmo di blues. Una sola cosa non mi piace: la musica di “maniera”, quella che identifica necessariamente uno stile. Il manierismo esasperato rischia di incastrarti in un universo sempre uguale a se stesso…

I Malatja hanno spesso suonato e cantato della loro terra, urlando, da un lato, lo stato di degrado ambientale e sociale in cui versava, dall’altro, l’amore viscerale che ad essa li legava. Dai primissimi pezzi come Il Sud non morirà, passando per Munnezz, M’indisponn, cosa è cambiato, se qualcosa è cambiato, nel territorio che descrivevate?

Non è cambiato nulla. Anzi, ritengo che la situazione sia anche peggiorata. Non so se assisteremo mai ad un cambiamento in positivo. Prima ero sicuramente molto più arrabbiato; oggi suono una rabbia metabolizzata, razionalizzata. Nei nostri pezzi c’è ancora attenzione verso quel degrado. Non puoi restare indifferente alla scempio a cui assisti, dove lo scempio più grande è la rassegnazione verso di esso.

Passano un po’ di anni, durante i quali continuate a esibirvi nelle piazze e nei luoghi di ritrovo locali e delle zone limitrofe, raccogliendo un ampio consenso. Nel 2001 vede la luce il vostro primo ep: Technorivoluzione. Seguono le prime partecipazioni a festival di musica alternativa di valenza nazionale. Nel 2004 una partecipazione al Roxy Bar di Red Ronnie…

Sì. Gli mandammo dei pezzi e fummo scelti per una puntata. Fu una bella esperienza. Ma non è stata l’unica. Abbiamo vinto un po’ di contest a livello nazionale senza mai, tuttavia, aspettarci “il successo”, né lo abbiamo mai cercato. Io e i miei due compagni di viaggio abbiamo solo l’esigenza di “portare in giro” un album e la nostra musica, nel modo più semplice e più diretto possibile.

Sempre nel 2004 esce il vostro secondo lavoro, Caparott, che contiene, tra gli altri, Catiell E’ ‘Nu Sballat’, Te Scomm’E Sang’, Facc’Ammor’ Cu Te (Non Per Questo Jett’O Sang Per Te). Nel 2008 esce 48, la vostra terza fatica e nel 2012 è la volta di Stracciacore. Nel frattempo vi siete esibiti sullo stesso palcoscenico di artisti del calibro degli Avion Travel, Quintorigo, Eugenio Bennato e potremmo continuare la lista. Quanto sono cambiati, musicalmente, i Malatja in questi anni?

Sono cambiati molto; abbiamo affinato il nostro sound. Anche se, di fondo, resta il nostro essere selvaggi delle origini.

Quanto è cambiata invece la loro immagine? A parte una presenza femminile (Daniela De Martino) che da qualche tempo vi accompagna al basso, avete assunto un look decisamente punk quando andate in scena, passando, evidentemente, un po’ di tempo in “sala trucco” prima di esibirvi.

Qualche volta abbiamo usato un po’ di matita perché riteniamo che il rock sia uno spettacolo anche estetico…Ma sul palco siamo esattamente come siamo nella vita di tutti i giorni, solo con un po’ di spettacolarizzazione in più…

Cosa bolle oggi nel pentolone dei Malatja? Mi è giunta voce che stia per uscire un nuovo lavoro…

Sì, abbiamo finito le registrazioni e sono in corso i missaggi. Entro la prossima settimana il nuovo album dovrebbe essere pronto.  È un album in cui sono presenti sette pezzi inediti. Il primo lavoro in italiano perché ho sentito il bisogno di rendere qualcosa alla mia lingua, che è anche l’italiano, oltre che il dialetto campano. Questo nuovo album rispecchia il mio transitare, sia da un punto di vista geografico che di animo. In più è l’espressione di una sensazione di personale sicurezza verso il quotidiano e di quel senso di arrendevolezza generale che ci circonda.

Come si intitola?

Il titolo è stata la vera “piaga” di questo album perché non riuscivo a trovarne uno giusto. In realtà è la prima intervista in cui do un titolo a questo lavoro e ti svelo quello che dovrebbe essere il titolo definitivo: RUMINOGIOIA, che esprime un concetto quasi ossessivo di masticare la gioia, come se fosse l’ultimo succo di un chewing gum che si consuma.

Come prevedete di promuoverlo? Andrete in giro sul territorio nazionale?

Sì, porteremo in giro il nostro lavoro in tutta Italia.

Dove possono leggere qualcosa di voi e ascoltarvi, i vostri vecchi e nuovi fans?

C’è tanta roba su You Tube e in più c’è la nostra pagina Facebook, Malatja. Inoltre, Google restituisce un bel po’ di risultati…

Allora non posso che dirti In bocca al lupo e, soprattutto, ringraziarti per la chiacchierata che mi hai concesso.

Crepi!

Le ultime due richieste: un saluto in madrelingua ai lettori e un autografo per me!

Statv buon e ascoltate i Malatja! Un bacione!

https://www.youtube.com/watch?v=5rBFps5JlJU

DANCOP

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...