GOPOTA- Knot of fear

Front_Retro

Il rumore è l’arte di divenire suono, armonia, musicalità senza smettere di essere il cruento fastidio acustico che lo caratterizza.
Inconcepibile per chi non vuole farsi abbracciare dal suo calore freddo, resta per lo più un mistero irrisolto…a cui lasciarsi andare.

Partendo da questa suggestione, affatto esatta, affatto esplicativa, affatto univoca, si può entrare nel mondo dell’Harsh Noise, della generalizzata Power Electronics.
Tornando però a porsi delle domande. Cosa affascina della cacofonia diffusa e avulsa da qualsiasi concetto razionale e coatto di musicalità godibile? Cosa ci rende assuefatti a suoni, rumore, bande sonore affatto esplicative di un concetto bensì foriere di interventi critici, di meccanismi di pensiero che possano offrire concettualizzazioni (ma neanche tanto, a dirla tutta) di quello che abbiamo iniettato nelle nostre orecchie e cervello?

Il vuoto. Credo, da non esperto del settore ma ascoltatore empatico, che tutto si risolva in questo, nell’immersione totale in un vuoto cosmico/primigenio che rievoca industrialità biologica, vitale, inafferrabile.
GOPOTA (con cui avremo presto un’intervista) con il suo KNOT OF FEAR mi ha riportato a queste riflessioni sul suono spaventoso e affascinante del ventre in cui ci formiamo… lì dove ogni piccola vibrazione reca seco angosce inconsce, segmenti di terrore non concettualizzato né ancora sperimentato… in parole povere la paura dell’ignoto. Il tutto tradotto in una sorta di stazione radio fantasma che trasmette soltanto la purezza del suono senza l’intervento umano di riorganizzazione dello stesso secondo schemi razionalizzabili. Se nell’immaginario collettivo il feto vive in un ambiente ovattato, mi trovo abbastanza in sintonia con un’ipotesi di acustica fetale 2.0, dove violentemente veniamo investiti da onde elettromagnetiche, conurbazione sociale, tecnocratica esistenza produttiva…
Qui, quindi, e secondo me, c’è tutta l’essenza di questi nodi di paura… di quella che si incaglia, forma, realizza nel nostro essere ad ogni livello di conscio e subconscio, quel terrore e quel vuoto che il più delle volte cerchiamo di colmare con le nostre disperate vite, che ci fa procedere guardando avanti, al massimo a terra, ma mai dietro le nostre spalle. Soli, spaventati, abbiamo paura di girarci verso i nostri sogni infranti e diventare statue di sale.

ALex
Il Giardino della Luna

“Gopota”; cd stampato in 50 copie dalla label russa Torga Amun Records.

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