Megadeth- DYSTOPIA

Megadeth

 

Ritorno a tutto tondo per una delle band più controverse di sempre, soprattutto per le scelte del “tiranno” Mustaine… DYSTOPIA è un concentrato di Megadeth.

La carriera dei Megadeth è andata di pari passo con le direzioni, non sempre azzeccatissime che stranivano non poco fan e addetti ai lavori al di là di quelle che potevano essere le scelte stilistiche e artistiche dei nostri, in cui il loro leader li faceva procedere, con fare assolutista.

Dave Mustaine, infatti, ha tracciato fortune e miserie della sua creatura senza mai inciampare su qualche indecisione/dubbio personale (anche se a volte erano oggettivi gli errori commessi) e oggi torna con un album che è un puro estratto di attitudine MEGADETH, ma che offre una sorta di apertura mentale verso gli altri componenti.

Da una parte abbiamo il songwriting che ha caratterizzato la “svolta” dal thrash con “Youthanasia”, che oramai sembra essere una parte fondamentale del nuovo dna della sigla americana, dall’altra una strizzata d’occhio alla produzione primigenia, senza mai allontanarsi da un gusto “”melodico””, in cui il cantante chitarrista si trova ampiamente a suo agio da un bel pezzo, che compongono un disco che è ineccepibile, nonostante abbia ogni tanto dei piccoli momenti di abbassamento di tensione.
La voce mi sembra molto ruvida, più cavernosa per certi versi, lasciando un gusto decisamente più nero a tutte le tracce, anche in linea con il titolo del disco: sembra quasi di sentire il racconto di un narratore che mostra la devastazione che ci si para davanti.

Tecnicamente siamo difronte a un gran bel disco, che sa pestare duro quando occorre, rendersi “epico” in determinati passaggi orchestrali e che trattiene in sé uno spirito mai consumato da veterano ancora in guerra, che guardingo e battagliero avanza nella boscaglia pronto a scatenarsi. In poche parole quel suono atavico che gli ascoltatori della prima ora ancora cercano, qui meno spigoloso ma non meno d’impatto.
Le asce costruiscono intricate rincorse e percorsi in cui l’anima thrash è compressa in un gioco tecnico/armonico, che resta allineato con l’andamento artistico dei Megadeth e che fa risaltare anche il lavoro svolto dal chitarrista Kiko Loureiro degli Angra. Forse complice anche la precedente uscita, che ho trovato un po’ inconciliabile con alcuni miei gusti, questo album mi fa tirare una boccata di sollievo – e non solo un respiro – per una band che troppe volte lasciamo “””cadere nel dimenticatoio””” per le sue caleidoscopiche (re)incarnazioni e le polemiche attorno al “si stava meglio quando si stava peggio” dei fan più intransigenti.
Qui il gruppo è compatto e suona all’unisono, con gli spazi necessari per ciascun elemento, creando una sinergia davvero notevole tra i membri della band (grandioso il drumming di Chris Adler dei Lamb Of God) che alla fine si “divertono” con una cover dei FEAR.

Un grande ritorno, forse non eccessivamente “nuovo”, ma sicuramente di elevatissima caratura artistica e di produzione centratissima.

Assolutamente attuale e sferzante.

ALex
Back in Black

 

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