L’uomo che non riusciva a morire di Tony Laudadio

Immaginare la morte o la sua imminenza sembra essere sempre più un esercizio di stile. La maggior parte delle volte ci si avvita su dolore, rabbia, consunzione emozionale, tra migliaia di giri di parole o interminabili labirinti in cui ogni frase vuole colpire il lettore nel suo intimo, demolirgli la percezione razionale a suon di subdola empatia. Poi invece ci sono romanzi come questo,

che raccontano sì la malattia, ma che ti portano dentro la mente di un uomo che apprende della sua condizione irreversibile e inizia un percorso, letture che si vestono di realismo magico, offrendo finalmente il giusto tocco di umanità a tragedie che – a loro discapito – contengono anche fasi grottesche.
Tony Laudadio racconta una storia semplice, con una prosa curata e mai banale, affiancata da una delicatezza asciutta e pacata; lo fa senza mestiere alcuno, senza dover ricorrere a sotterfugi o escamotage letterari… racconta, come fanno sempre più in pochi.
Il suo protagonista da un semplice raffreddore passa al male incurabile e al confronto con quello che è l’ambiente famigliare, ospedaliero e privato, facendo i conti con le alterazioni che il concetto di “fine” può generare all’interno di una mente umana. Proprio in questa fase, quella della consapevolezza della visione annebbiata del quotidiano e del domestico, Laudadio umanizza e al tempo stesso “sfrutta” il suo personaggio per consegnare il messaggio che tutti noi, molto spesso anche per banali malori, diventiamo dei piantagrane incompresi… incapaci di cogliere le ferite che possiamo infliggere a chi non “condivide” fisicamente il nostro status e che dovrebbe soltanto sostenerci, minimizzando ogni suo problema.
Questa intuizione rende giustizia all’intelligenza dell’uomo e ai fatti come potrebbero svolgersi fuori dalla pagina scritta ed è un inedito sentiero che Laudadio percorre abilmente.
Accanto a tutto ciò c’è poi il grottesco, il teatro dell’assurdo, perché al danno della fine che deve arrivare si aggiunge la beffa dell’impossibilità alla morte… il protagonista non riesce ad abbracciare l’oblio. Quindi il registro vira su toni più tragicomici, offrendo sempre la possibilità di ragionamenti esistenziali molto importanti: cosa accade a chi non muore? Cosa succede se si fosse nell’impossibilità di vivere e di morire? Quali potrebbero essere le scelte da compiere e chi verrebbe prima tra l’io e gli altri?
Romanzo intrigante e sfaccettato, che nel volumetto agile proposto, va letto d’un fiato, poi respirato e alla fine espirato…lasciando nel lettore il sollievo di una lettura sinceramente “vissuta”.

Ernest LeBeau
L’Alchimista

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Un pensiero su “L’uomo che non riusciva a morire di Tony Laudadio

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