Testa di Basso- Le meravigliose avventure di Saturnino Celani

La giusta premessa che faccio prima di mettermi a scrivere è che io Saturnino lo adoro letteralmente. Quando è uscito “Testa di Basso” (il cd), oramai vent’anni fa, io uscì fuori di testa e molti del mio entourage amicale ne erano convinti. Le motivazioni per darmi del matto era numerose, a partire dal fatto che il sottoscritto ascoltava metal, classica, hard rock e poco jazz e quindi questo disco che c’azzeccava?; ma non era tanto questo, quanto che io mi ero comprato un album del “bassista di Jovanotti”. Il “Cristo Santo è il bassista di Jovanotti!!!” risuonava ogni volta che parlavo di T.D.B..
Allora smisi di parlarne e quando ci si ritrovava a casa mia a parlare di prove con il gruppo, o successivamente in radio per programmazioni etc, lo mettevo su senza dire niente e sempre, sempre, qualcuno se ne usciva con “Oh, ma chi è ‘sto mostro?!”.
Quindi, dopo aver seguito il percorso artistico di Saturnino (ed essermi allontanato da una fetta di quello di Lorenzo, pur conservando alcuni album che per me sono davvero molto interessanti sotto vari aspetti), con l’uscita del libro sono arrivato alla lettura carico di aspettative.
Volevo leggere del suo approccio con la musica, il basso, i gruppi con cui ha suonato, quanto è stato difficile partire da Ascoli Piceno e ritrovarsi a fare i palchi… insomma “entrare nel suo mondo”.

Testa di Basso” (il libro pubblicato da Salani) mi ha convinto a metà, e dopo la premessa fatta – quindi con tanto di ammissione di colpevolezza circa le aspettative autogenerate – forse nel mio “””giudizio””” c’è stato uno sbilanciamento. E senza dilungarmi in analisi per capitoli o che, tiro giù quello che mi è piaciuto e quello che forse mi è sembrato un po’ scazonte.
Saturnino ha dei capitoli in cui parla davvero a ruota libera del suo mondo più sicuro, della sua famiglia che ama e che ancora oggi non smette mai di stupire, del suo approccio alla tecnologia, degli incontri che lo hanno segnato esistenzialmente e artisticamente (Gligorov, Cecchetto, Sting etc) fino a trasformarlo nel musicista di oggi. Diverte molto quando rievoca momenti come quello in cui Piero Pelù fa il punk a Civitanova Marche oppure quando approccia il discorso moda e stile, ricordando, neanche troppo tra le righe, quanto effettivamente sia importante saper suonare ma che se lo si fa anche un bel look non è da peccatori. Interessante quando entra in merito ai suoi strumenti, all’uso degli effetti che a quanto pare non fanno in tempo ad essere tolti dalla scatola che “segnano” subito canzoni o incisioni, alle emozioni durante i palchi o i club o il tour americano sul furgoncino con Lorenzo. Appassionano momenti come l’incontro di Lou Reed con le chitarre della Noah di Lambrate… insomma, nei capitoli più veri, più alla portata anche dell’immaginario collettivo e della sua curiosità, il libro mi convince al 100%. Non fatevi poi mancare la tirata d’orecchi a Giovannino Allevi, che nel suo libro ne diceva un po’ di tutte e su tutti e di cui Saturnino è stato produttore del primo album.
Quello che però poi mi è rimasto un po’ a metà è la lunghezza dei capitoli, molto – forse troppo – agili, quasi che fossero pronunciati da una guida davanti ad una parete di memorabilia, con uno stile che potrei definire “frettoloso”. Per carità, posso capire che è difficile selezionare ore e ore di sbobinatura con un musicista così, però leggere questi capitoli-intervista ogni tanto aveva l’effetto contrario di un capitolo più lungo (che avrebbe corso il rischio di annoiare?) ovvero lasciare con la sensazione di aver appena “assaggiato” l’argomento.
Poi su la scelta di cosa parlare non sindaco, ma avrei davvero tanto voluto entrare nel vivo, di più, molto più profondamente nella mente di questo musicista e del suo approccio alla musica, insomma sviscerarlo  anche “filosoficamente” come Sun Ra nella biografia uscita per Minimum Fax. Già so cosa starete pensando… ” Ma quello è Sun Ra!”, vero, e questo è Saturnino Celani, che ha avuto il suo “Testa di Basso” inserito nel catalogo della Verve e che comunque non si è fermato un momento nella sua carriera, sperimentando vari linguaggi musicali. Quindi, perché no? Perché non entrare di più nel “merito”?

Forse parlo troppo macchiato dall’atteggiamento del fan che si mescola male con quello del giornalista, ma visto che qui siamo su un blog e in radio l’ho stra-consigliato, spero che questa mia “mancanza” sia presa con indulgenza da chi legge.
Questo viaggio fatto con Testa di Basso, mi ha anche riportato indietro nel tempo, a rivedere scenari un po’ appannati dagli anni trascorsi e soprattutto mi ha fatto riascoltare in loop il cd e il suo successore Zelig oltre che il live, quindi la Saturnoterapia funziona sempre. Spero di rileggerlo, spero di rivederlo live con un suo tour o una sua produzione perché questo musicista occhialuto e rasato (che ha anche una sua linea di occhiali e apprezza l’estetica della moda) è uno di noi che si è arrampicato fin su la cima della montagna da scalare, senza rimanere lì su e tornando indietro per raccontarsi e raccontarlo e per dire a ciascuno “Ehi, se vuoi lì su c’è posto, però devi cominciare ad arrampicarti”.

Leggetevelo!

ALex
L’Alchimista
officinaalchemica@libero.it

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