Beneath the storm- DEVIL’S VILLAGE

Il disturbante suono del male non è un boato assordante, bensì una lenta agonia che deve inabissare la ragione dell’essere umano seducendola.
Da questa premessa, che potrebbe anche essere la “razionalizzazione” musicale dell’album (uscito per Argonauta Records), si può partire alla volta del villaggio del Diavolo di cui ci raccontano i Beneath The Storm.
Nella formula, in moto perpertuo, della “band” slovena c’è il il peso del doom, le sferzanti atmosfere metal e il pantano psicotico di uno sludge assolutamente malato, arcano, che rapisce e concupisce l’ascoltatore.
Un calderone ribollente in cui affiorano, a tratti, brandelli di intercessioni sonore rapite da altri mondi, quadrature evocative e irreali che entrano nel monolite del suono generato, il tutto portato a cottura dall’ossessivo e ipnotico impasto compositivo delle otto tracce, che sono capitoli e stazioni di una via crucis narrativa orrorifica.

Assolutamente grezzo, complicato da fruire con immediatezza nella sua pura dimensione di caos primordiale (la voce in growl e corrosiva è quella di un narratore ma contemporaneamente crea l’effetto corale di un’assemblea occulta), l’album si consuma e ci consuma, anche grazie all’atto evocativo che perpetra omaggiando quella Città dei Morti, pellicola del 1960 con l’immenso Christopher Lee, e la sua storia di stregoneria che è colonna vertebrale di tutto il “concept”.
Attraverso suggestioni latenti e brani estratti e sottratti al film (e alla sue ambientazioni), riesce ad evocare l’orrore tipico di territori sconosciuti, tra nebbie che nascondono incubi indicibili o antichi rituali condotti in segreto.
Si viene condotti lì, dove il Male è coltivato, seducente, atavico e impunito, con il passo placido che si tiene per andare verso l’altare della follia.

Ogni capitolo dei Beneath The Storm è un tassello di un mosaico battuto con lentezza e lucida malignità.

ALex
Back in Black

info:backib@libero.it

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