AC DC. Live Report di G.P.

CHI DEI DUE POTEVA VOLARE A IMOLA SE NON IL BUON VECCHIO PAZZO G.P.? SE IL NOSTRO PROGRAMMA SI CHIAMA COSI’ E’ PERCHE’ ABBIAMO IN COMUNE LA PASSIONE PER QUELL’ALBUM FICCANTE E BASTARDO. MA G.P. A DIFFERENZA MIA E’ UN DEVOTO VERO E PROPRIO E QUINDI ECCOVI IL SUO LIVE REPORT DI IMOLA 2015.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it

Imola 2015 – AcDc

BackinBlack presente per ovvie motivazioni per quello che, ha davvero tutta l’aria di essere stato l’ultimo appuntamento con i «canguri» in Italia. E’ una triste possibilità, purtroppo avvalorata dai diversi problemi che la band ha passato negli ultimi tempi, senza contare che i limiti di età cominciano a farsi strada inesorabilmente. Ma chissà… abituati a essere stupiti dalla band più rock del pianeta, magari, per qualche strano motivo, avremo ancora modo di «rivederci».
Sveglia alle tre di notte per bus diretto ad Imola con la speranza di poter guadagnare qualche posto privilegiato. L’arrivo in città ha riservato prime sorprese positive: i cancelli già in via di apertura per la zona palco e la presenza di alcuni concittadini che si sono palesati dapprima per il tipico accento, poi, riconosciuti e salutati, si sono percorsi insieme i vari metri del serpentone dei controlli fino a giungere all’ultimo cancello. Qui, per i primi arrivati, erano a disposizione i braccialetti verdi per il «pit»: braccialetto acquisito con somma soddisfazione con la garanzia di essere, di poter vivere l’evento a pochi passi di distanza dai «nostri» all’interno della zona riservata. Il caldo non è stato micidiale ma poco ci mancava, le bibite fioccavano: grande successo per una birra, forse di produzione est-vietnamita, venduta a 6 euro la bottiglia. Amen. L’attesa spasmodica, la collinetta Rivazza che, pian piano si riempiva dalla parte opposta al palco mentre il parterre nelle varie zone cominciava a scaldare i muscoli per la ressa. I nebulizzatori hanno ricevuto più di qualche attenzione tra gli astanti e mentre si razionavano panini e liquidi vari; a ridosso delle 17 Virgin Radio ha spedito sul palco i suoi alfieri per cominciare ad intrattenere il pubblico con un po’ di rock patinato. Certo, gli alfieri suddetti sono stati un po’ troppo didascalici a nostro avviso e i brani scelti sembravano destinati più a chi di rock fosse davvero a digiuno. Comunque grazie a Virgin si è dato davvero inizio alle danze, in attesa di gustare il gruppo spalla scelto dall’organizzazione: i Vintage Trouble. Che dire di questi ragazzi? Inizialmente ci lasciavano quasi un po’ «freddini», ma in maniera inesorabile e vorticosa hanno raccolto il plauso più sincero di tutti. Bravissimo il cantante nella sua giacca gialla, ha saputo coinvolgere il pubblico come poche altre band a supporto sanno fare e il sound gradevole e invecchiato al punto giusto, invoglia a un serio approfondimento dei Vintage che, non appena possibile faremo anche e soprattutto in radio. Bravi bravissimi e simpaticissimi con ufficializzazione dell’attesa definitiva: quella per gli AcDc! Angus e soci si facevano un po’ attendere ma all’improvviso, il video introduttivo del brano «Rock or Bust» si è scagliato contro noi tutti e…via!!!! Gente felice, gente con qualche lacrima, gente con figli e figli con genitori a seguito, tutti ondeggianti e mai sazi delle note dei vari brani in scaletta. Qualche problema su High Voltage, qualche disfunzione nel trasmettitore di Angus ogni tanto ma in fondo chi se ne frega, hanno macinato rock come volevano, dovevano e volevamo. Uno show forse con qualche punta di malinconia: lo stesso classico spogliarello di Angus non ha avuto luogo. Una esibizione, laddove possibile, più scarna ed essenziale ma i cuori che battevano li potevi sentire a miglia di distanza. Era anche il compleanno di Bon Scott e qualcosa lasciava pensare alla possibilità di ascoltare «ride on»: così non è stato, ma a farci compagnia, atipicamente, c’è stata l’esecuzione di «sin city». Le punte massime si sono toccate con i grandi classici, ma si è scoperto che «baptism by fire» è molto gradita dalle giovani leve che, al contempo, sanno lasciarsi andare sulle note di «have a drink on me». Cosa dire del resto: «shock me all nigh long», «hell ain’t a bad place to be», eccetera, fino all’autostrada per l’inferno e alla chiusura di «quelli che stanno facendo rock vi salutano», niente. Fatevi raccontare un giorno dell’assolo di Angus. Memorabile. Tutti bravi e belli: Brian con il poco di voce che gli è rimasta, il nipotino di Malcom che ha fatto tutto quel che doveva ed anche di più; Chris e i suoi timpani a martellare con Cliff. Angus con quello sguardo che sembrava pensare al fratello, del resto acclamato più volte dal pubblico durante la serata. E peccato che Phil abbia deciso nel frattempo di avere beghe legali. Sono gli AcdC, sono un marchio di fabbrica inconfondibile: Imola non era un evento ma era l’evento. Un giorno lo capiremo ancor di più. Un appunto circa l’organizzazione, un appunto molto soggettivo: questo appuntamento era da farsi a Roma, stadio Olimpico, con attorno quella serie di infrastrutture che avrebbero sicuramente concesso a centomila persone di non essere ostaggi/o della città per quattro ore. Certo, magari noi per primi avremmo voluto ritardare la nostra partenza, ma per andarli a trovare direttamente in albergo, inginocchiandoci al loro cospetto, ringraziandoli per quel che sono stati, che sono e che saranno sempre. Back in Black lo sa, non a caso ci chiamiamo così! E, alla fine della giostra, una cosa la sappiamo di sicuro: qualunque cosa accada, ovunque potremmo mai trovarci, da soli o con chiunque altro, in caso di necessità il nostro Brian ci griderebbe una sola ed unica cosa: «Forzaaaaaaaa…..!!!!». Quindi: Forza AcDc! Forza Back in black! In cielo o in terra che sia, forza tutti noi!!
G.P.

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