Due chiacchiere con Richard Benson

Ho sempre detto che nel momento in cui fossi riuscito a intervistare Richard avrei chiuso Back in Black e le trasmissioni.
Sorvoliamo su queste follie, anche perché poi non potrei più parlare del nostro. Comunque, a conti fatti, dopo 14 anni di radio sono arrivato a Richard, per un’intervista radiofonica (che potrete ascoltare il 26 Giugno su http://www.radiocentrofiuggi.it, dalle 22.30 durante il nostro BACK IN BLACK) e qui vorrei dare qualche impressione.

Partendo dal presupposto che non ho minimamente avuto il pensiero di “provocarlo” sulle vie del becero-pop, Richard è stato cordialissimo e privo di fronzoli ludici a cui siamo “abituati”. Lucido nelle risposte. Ha parlato di questo INFERNO DEI VIVI con grande partecipazione, con una serietà enorme, raccontandosi nel suo modo iperbolico e mostrando anche dei lati molto intimi. “Devi vivere cose bruttissime, cose bellissime… […] Questo è il disco della maturità”.
In un excursus legato alla sua storia di performer (“Una volta ho passato 8 ore ad abbracciare e a parlare con i fans ad un concerto in un paesino”), alla sua storia con il suo pubblico (“Molti mi amano, molti mi odiano. […] Io spero che il pubblico con questo disco cambi, capisca.”) che sicuramente muterà veste dopo questa release, Richard si è raccontato tra le righe, abbattendo la distanza telefonica e concretizzandosi nella stanza dove mi trovavo.
Lui è consapevole di tutto quello che sta facendo come mai prima d’ora (“Io so quello che ho scritto. So quello che voglio”) e l’incontro con Federico e Francesco Zampaglione non ha fatto altro che rafforzarlo in questa convinzione di aver scritto un album che “ti rimane vicino […] che ogni tanto riprendi e ti offre ispirazione”, ricco di passaggi esoterici, non-sense, di attualità (come il riferimento all’ISIS e allo stato sociale scollato dalla vera realtà in cui viviamo). Una rock opera in cui incarnare diversi personaggi, diversi volti dell’umanità.

Sono passati 14 anni. Quando pensavo al tempo a cosa avrei fatto con Richard, mi vedevo a gridare come un pazzo e a farmi dire “Ultimooooooo”. Oggi sono stato felice di dialogare con un artista, un funambolo della propria vita che è stato coerentemente (e in maniera folle) in bilico fino ad oggi sulla corda di un’esistenza rock. Fatta di un solo eccesso, quello del proprio mito.

ALex
Back in Black

info:backib@libero.it

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