La strage dei congiuntivi di Massimo Roscia

Cià cm stai?, bn– faccina che ride- ettù?, bnsm– doppia faccina che ride-oggi pom ke fai?? Vorrei che veniresti accasa mia!!!!, oggi pom misà ke nn cela fcc avvenire a casa tua!!!!!!, ke strnz ke 6– faccina triste- xke?, xke dv andare affare L’aspesa kon mammy, vabbè!!- icona di un pollice alzato- xò taspetto domani da gio!!!, ok!!! Addomani– faccina che ride. Tvb, tvb ankio– quadrupla faccina che ride- smack!!!!!!.

Non è dialogo informale, non è pigrizia mentale, non è semplificazione del linguaggio dettata da esigenze di sintesi, praticità e velocità.

È vera e propria mattanza linguistica.

Inorridisco.”

Siamo nell’era dei social, delle conversazioni abbozzate, masticate e sputate a pezzi, degli occhi bassi sui cellulari e della scrittura disattenta. La lingua parlata ai nostri giorni è piena di “tossine grammaticali”, modi di dire o espressioni che sono entrate nel lessico comune, ma che si scontrano violentemente con la correttezza e la raffinatezza linguistica. E al primo posto di un’ipotetica classifica degli errori, o “almeno ai piani alti”, c’è il congiuntivo, il modo verbale più offeso, martoriato, e denigrato, cosi difficile da trovare sui giornali, nei blog e nelle chat. In questo disastro culturale e letterario occorreva qualcuno che si ergesse a difensore della lingua, in un paese nel quale un italiano su due non legge più, e ci salvasse dalla strage dei congiuntivi.

A questo ha pensato Massimo Roscia, critico enogastronomico, docente, ma soprattutto scrittore di romanzi e saggi, che con il suo “La strage dei congiuntivi”- Exòrma  Edizioni- ha dato alla luce un noir originalissimo, volutamente derisorio e ironico, divertente,  pieno di livelli e motivi di riflessione e con un lessico affascinante. Un continuo rimando ai classici della letteratura, alla filosofia, alla poesia inseriti magistralmente nel tessuto narrativo,  che spinge il lettore a incuriosirsi delle molteplici note a piè di pagina.

Per rendere il tutto ancor più interessante l’autore ha tirato fuori dalla sua penna una storia magistrale incentrata sulla morte dell’assessore alla cultura- un assessore alla cultura che è una macchietta, quasi la copia di Cetto La Qualunque, capace di violentare la lingua Italiana e la filosofia affermando che “ La filosofia è, signori cari, la scienza che ha per oggetto le incontrovertibile verità, un momendo di riflessione, una presa di posizione, uno stilo di vita e allo stesso tempo […] una delle più grande capacità di rinnovamento” in un crescendo di violenza e comicità fusi in maniera ineccepibile,  e cinque personaggi- Dionisio e i suoi compagni, un analista sensoriale, un bibliotecario, un dattiloscopista della polizia e un professore di letteratura sospeso dall’insegnamento- descritti abilmente, facendo leva sulle loro manie e le personalità tutte diverse, ma uniti da un maniacale odio verso tutti coloro che hanno l’ardire di violentare la lingua italiana usando espressioni trite e banali, errori (e orrori) grammaticali e congiuntivi alla rinfusa, partendo proprio da chi dovrebbe fare della cultura un valore.

Di manuali sull’uso corretto della lingua italiana ne sono pieni gli scaffali di tutte le librerie, ma serviva qualcosa di diverso.  Questo che ho tra le mani ci tiene a distanziarsi dai vademecum fatti di regole rigide e severe, sottolineando la sua natura di romanzo, capace con leggerezza, ironia ma al contempo con forza di raccontare uno dei mali peggiori del XXI secolo, scrivendo e urlando a chiare lettere: “Basta con La strage dei congiuntivi”

di Cesare Colonna
Back in Black- L’Alchimista
info:backib@libero.it officinaalchemica@libero.it

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Luca Bussoletti – “Pop Therapy”

Quando mi dicono “pop” mi ritraggo come una lumaca a cui sono state toccate le antenne. Insomma, chiudo gli occhi e scappo in casa. Perché?! Perché, dietro il concetto di “popular” si nasconde il mostro della banalità e dell’approssimazione più totale.
Ma… (c’è sempre un “ma”) dietro il pop ci sono anche pochi e validi casi di intelligenza applicata, di gusto per la canzone e il testo, misto a capacità di autoironia e ironia che si tingono di sguardi sul sociale e sulla vita. Insomma, ci sono dischi come questo “Pop Therapy” di Luca Bussoletti, che cura dalla ritrosia e dalla diffidenza verso un genere abusato.
Il cantautore romano lo conosco bene, non mi nascondo affatto, e ho seguito con molto piacere la sua carriera, vedendolo anche live in una libreria di Roma, alle prese con una bella cover acustica (chitarra e voce) dei KARMA POLICE. Nei suoi album, ha saputo declinarsi secondo le sue esigenze espressive e artistiche, ponendo l’accento su quanto la sua anima avesse da raccontare(si) in quel momento.
Ora, con l’ultima release, si getta a capofitto in un territorio – e la cosa viene confermata dai testi e nei ringraziamenti – vintage/nostalgico, legato agli anni ’80 che fanno capolino qua e là anche negli strumenti e nei suoni utilizzati oltre che in alcune strutture musicali. Con questo però non dico che ci sia un album “suonato, pensato, fatto” per essere anni ’80! Attenzione. C’è, diciamo così, un’attitudine anni ’80 che non si allontana dall’Oggi ma anzi ci si tuffa sporcandosene.

Pop Therapy è un disco che diverte, just for fun, che fa scuotere la testa e i sorrisi, che alterna momenti “ludici” come “L’amore invece fa benissimo” (“Oohh l’amore invece fa benissimo ed è per questo che ci spendo i miei 50 euro”), al ritmo anthemico di “Duran Duran” piuttosto che al beat minimal-dance di “Come scemi”, passando a  brani più intimisti come “Piango da uomo” o “Sussidiario di un vecchio bambino” o prove di genere come nel flow di “Ai posteri”.
10 tracce che scorrono molto bene, che creano l’altalena della leggerezza e del pensiero, canzoni che hanno sempre molte lingue da ascoltare, forse l’unico momento che non ho ben metabolizzato è “Hic sunt leones”, ma per il resto confermo quanto penso di Luca e della sua musica, cioè che i suoi progetti sanno essere dei biglietti di andata e ritorno per viaggi negli uomini di tutti i giorni, straordinari nella loro normalità, nelle loro storie universali, nei pensieri e nelle paure del quotidiano che affrontano.
Piccoli libri da tre/cinque minuti, haiku sonori che ci appartengono e di cui spesso ci dimentichiamo.

ALex
Blister
Back in Black- info:backib@libero.it

Intervista a ATF Sinner degli HATE

Da poco sul mercato con il nuovissimo “Crusade: Zero” gli Hate sono uno dei gruppi Death Metal più importanti della scena.

Abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con il frontman ATF Sinner.

David Palombi
Back in Black

Info:backib@libero.it

Parliamo di ” Crusade : Zero “. È uno dei dischi degli Hate più aggressivi di sempre. Avete messo un sacco di odio in quella versione.

Oh sì, probabilmente lo abbiamo fatto. Il nostro scopo era quello di aprire un nuovo capitolo nella nostra biografia e lasciare tutte le cose cattive dietro di noi: Mi riferisco alla scomparsa del nostro bassista Mortifer nel mese di aprile 2013 e tutte le conseguenze che seguirono la tragedia.

Abbiamo raccolto le emozioni per creare canzoni profonde e autentiche, in qualche modo sulla base della nostra esperienza e prospettiva. Credo che siamo riusciti a farlo, e posso dire che sono molto soddisfatto di questo LP.

È il secondo LP con Napalm Records . Avete un buon supporto dall’etichetta ?

Lavorare con Napalm va bene perché l’etichetta sostiene il nostro lavoro con tutte le sue energie. Penso che capiscano bene le nostre esigenze, quindi è sicuramente una buona collaborazione finora .

Con la loro collaborazione abbiamo realizzato  un video ufficiale per la canzone “Valley of Darkness ” che abbiamo pubblicato recentemente. Si tratta di un quadro atmosferico contenente immagini di varie icone religiose che sono per lo più senza occhi, folli o che bruciano. La canzone è una sorta di Requiem per la nostra civiltà, con un coro che grida ” si segue una “carovana di culto della morte” attraverso la valle dell’oscurità “.

Non si risparmia nessuna delle tre religioni principali: cristianesimo, ebraismo e islam “Set fire to icons ” sono le ultime parole della canzone.

Puoi spiegarci le principali differenze con “Solarflesh”?

” Crusade: Zero” è una continuazione del precedente record e non è del tutto differente. Ciò che puoi ascoltare nel cd è piuttosto una evoluzione e alcuni cambiamenti nel suono complessivo . Il materiale suona dal vivo e autentico.

Riguardo la musica: è al 100 % Hate il sound è oscuro, potente ed articolato.

E’ estremamente intenso in alcune parti e maestoso e ipnotico in altre.

L’album costituisce l’essenza del nostro stile ed è probabilmente la nostra più grande realizzazione artistica finora.

Puoi darci qualche dettaglio sulla produzione?

Una volta che abbiamo deciso di lavorare su un nuovo album, è stato un processo veloce e intuitivo . Tutto il materiale è stato scritto tra il febbraio e il giugno del 2014. Inizialmente c’erano molte più canzoni di quelle che alla fine abbiamo registrato, ma abbiamo deciso di tenerne nove, quelle che secondo noi avrebbero rappresentato il nostro stile nel miglior modo possibile.

Abbiamo scelto l’Hertz Studio in Polonia ancora una volta, perché eravamo stati colpiti dai progressi nelle registrazioni e le attrezzature che hanno fatto negli ultimi due anni. Nello studio è stata costruita una grande sala per la registrazione di batterie acustiche.

Abbiamo realizzato l’intero album all’Hertz, compresi mix e mastering.

Ci puoi parlare dell’artwork? Chi ha realizzato la copertina

Abbiamo voluto una cover scarna e, in un certo senso, vuota, che simboleggiasse il grande vuoto e lo spazio infinito.

Significa vuoto spirituale negli esseri umani e anche vuoto in scala cosmica.

È stata realizzata dallo stesso artista ( Daniel Rusilowicz ) che fu anche l’autore dei layout per Erebos ( 2010) e Solarflesh ( 2013) . Sono molto soddisfatto del risultato finale: l’artowrk e la musica si fondono alla perfezione.

Vorrei analizzare alcuni brani: “Crusade Zero”, “Dawn of War” e “Doomsday Celebrities”.

Prima di tutto, ho bisogno di spiegare l’idea principale dietro l’album e il titolo in particolare.

Si tratta della condizione dell’umanità, del trend di auto-annientamento. Si riferisce al mondo governato da entropia e  declino; il crepuscolo della civiltà come la conosciamo.

Tutte le civiltà del passato sono crollate (anche le più grandi) a causa della incapacità umana di imparare dalle generazioni passate.

Abbiamo un’attrazione per i conflitti che degenerano inevitabilmente in guerre.

Si vive troppo poco per poter pensare di cambiare i meccanismi che governano il mondo.

Le religioni sono illusioni.

Dio non è altro che una creatura sorda, una illusione di massa.

Il male trionfa perché gli esseri umani sono mentalmente troppo ristretti.

Si marcia inesorabilmente verso l’auto annientamento creando nuovi dei in cui credere.

Il risultato di questo grande sforzo umano è nessuno. Zero.

“Dawn of War” è su un grande conflitto che arriverà e l’atmosfera è quella che precede la rovina finale.

“Celebrities Doomsday” è su questa “elite” di persone ricche e famose concentrate sul loro stile di vita glamour e ignari del fatto che moriranno e saranno dimenticate in breve tempo.

Si tratta di una sorta di avvertimento contro lo scenario peggiore, che è molto vicino alla realizzazione.

Quali sono state le risposte che hai ricevuto per ” Crusade : Zero ” ?

L’album ha ricevuto ottime recensioni. Mi sento davvero onorato. La risposta è sorprendente finora.

Sarete in tour per supportare il disco e passerete anche da Roma, è la vostra prima volta nella Capitale?

Non esattamente. Ci siamo stati già un paio di volte ed abbiamo suonato con alcuni gruppi italiani, come i Nerve.

Sarà un buon modo per rivederli.

Comunque non vedo l’ ora di venire a suonare nel vostro paese.

Dopo Roma, prenderete parte all’ ”Hatefest”, in compagnia di Six Feet Under, Marduk, Vader ed altre bands. Si preannuncia come uno dei Festival più devastanti d’Europa. Pensate di ripetere l’esperienza in futuro, magari toccando anche altri Paesi oltre a Germania, Austria e Svizzera?

L’ “Hatefest” è organizzato dalla Rock The Nation Agency e di solito si muove solo attraverso la Germania. Se ce lo offriranno di nuovo, perché no.

In questi giorni stiamo ricevendo molte proposte.

Sarà un 2015 impegnativo.

Ok, è tutto! Grazie per il tuo tempo! Puoi salutare i tuoi fan italiani come preferisci!

Grazie mille a te per l’intervista. Voglio salutare i nostri fans italiani e tutti i nostri sostenitori. Non dimenticate di visitare il nostro nuovo sito web (hate-metal.com) per saperne di più sulla band. Rest in HATE!

Intervista ai CARNERA

Ho parlato del loro bell’album sulle nostre pagine, ho massacrato I-Pod, PC e Piastra con il loro sound, ora finalmente un’intervista a Carnera. Antagonista e combattente ecco a voi il progetto…

ALex
Back in Black/ Il Giardino della Luna
info:backib@libero.it

Carnera. Avete scelto una figura leggendaria, vicina alla potenza, ma poi battuta da Max Baer. Il colosso che può cadere. Perché? Volete essere forza e fragilità?

Abbiamo scelto Carnera perché rappresenta l’antitesi di come viene rappresentato l’italiano medio oggigiorno. Carnera non è invincibile, è gentile e persino ingenuo se vogliamo.. ma è tenace e forte, e non ha paura. C’è stato un tempo in cui coraggio e ardire erano caratteristiche proprie della nostra stirpe. Oggi sembra quasi impossibile, a metà tra retorica e leggenda, eppure..

Dietro ogni gesto del vostro progetto si suppone che ci sia una propensione all’agire con un pensiero liquido. Quali sfumature ha questo pensare?

Non siamo avvezzi a guardarci troppo dentro, preferiamo l’azione all’introspezione, ma dobbiamo ammettere che questa interpretazione è calzante. Dalla nostra prima uscita ad oggi abbiamo adattato il nostro gesto alle urgenze contingenti, fregandocene altamente di ciò che ci si aspettava da noi.
Carnera rifiuta di aderire ad alcun cliché, non è interessato ai dogmi o ai parametri dettati dal circolo delle bocce dell’underground. C’è molta ansia di dare al più presto una definizione a ciò che viene proposto, ragionando per generi chiusi a compartimenti stagni. Non è interessante, anzi è terribilmente noioso.

Cantate la bellezza e per farlo vi muovete in territori antagonisti. Chi è il nemico di Carnera e chi è il nemico della società?

Non potremmo vederci diversamente, è ciò che ci viene più naturale ed è ciò che riteniamo giusto. È la nostra vocazione e la nostra condanna, un po’ come in quella scena de “Il Selvaggio” in cui la ragazza del bar chiede a Marlon Brando il motivo della scritta sui loro giubbotti di pelle, “Black Re-bel moto-rcycle club? E contro chi vi ribellate Johnny ?” e lui “ contro di voi.”

Situazionismo post industriale, ma anche negligenza nei confronti della rassegnazione. Qual è il movimento che sta creando il vostro progetto?

Ragionare in termini post situazionisti e neofuturisti significa per noi, aggiornare un sentire che fa della mediocrità e delle istituzioni, il primo nemico da combattere.
Non è con due croci uncinate o un cadavere dissezionato che abbiamo inteso provocare un pubblico ormai talmente assuefatto alla violenza che una decapitazione diventa l’ennesima fiction da condividere.
Ce ne siamo resi conto da subito, quando per mettere in rete il nostro primo brano “Strategia della Tensione” scegliemmo una data emblematica, il 2 Agosto alle 10:25. Giorno e ora dell’esplosione alla stazione di Bologna. Furono davvero in pochi a cogliere la “situazione” o a sentirsi offesi, dimostrando quanto sia anacronistica una certa attitudine che fece scuola agli albori della Industrial Music.

Come si sono fuse le parti del vostro album? Quale processo avete seguito?

Abbiamo lasciato che il disco si costruisse da solo, non abbiamo scartato un solo brano.
Nulla di quanto è possibile ascoltare è stato pensato a tavolino, nonostante questo l’album ci sembra perfettamente coerente con la ricerca che stavamo facendo in quel momento.
E’ stato composto tra l’estate e l’autunno dell’anno scorso in totale autarchia, avvalendoci esclusivamente del contributo dell’amico Yvan Battaglia per il mastering finale. È un punto di partenza, abbiamo ancora tanta urgenza e tante munizioni nel caricatore.

Chi sono i fari di Carnera e chi le luci da spegnere?

Carnera non si lascia abbagliare dalle luci, anche se senz’altro ha i suoi riferimenti, molto spesso extra musicali. Francamente non è interessato a spegnere nessuna luce, se non quella dell’omologazione e del pensiero unico.
Rivendica il suo diritto di stare nell’arena, da combattente.

Spazio alla vostra voce…

Non abbiamo altro da aggiungere.
Soltanto grazie a te per l’interesse e a coloro che credono in noi.

Black Capricorn – “Cult of Black Friars”

Con un bell’artwork tra la cover di un libro horror, un film anni ’70 e un fumetto di chiaro sfondo esoterico, tornano i sardi Black Capricorn con un nuovo grande lavoro.
Il sound dei doomster è incredibilmente lisergico, tremendamente oscuro e assicura un viaggio, schietto e senza compromessi, nei territori di un genere che oramai sta dettando legge nel panorama musicale.
Complici di una produzione molto “grezza” che non vuole risultare artificiale ma anzi far risaltare le qualità artistiche del trio, i BC raccontano il lento scavare verso la luce dalle tenebre delle radici terrestri. Un movimento lento ma inesorabile, che si fonde con le asperità degli spiriti (in molti momenti si percepisce nell’ascolto un chiaro richiamo a suoni non di questa dimensione e ad atmosfere decisamente legate a un paganesimo oscuro e animista lontano da qualsiasi volontà patrista) che osservano il corpo del Nero Capricorno aprirsi una via verso gli astri più lontani.
Puro doom. Pura alchimia tra elettricità e sospensioni eteree. Pura sintesi di aggressività ripulita da forzate dimostrazioni di tecnicismo.
Se il doom ha bisogno di vessilli, Cult of Black Friars può essere considerato uno di essi.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it

Intervista a frater Rudolf von Old Europa

(Oil-painting by Quadreria Romantico Seriale)

La Old Europa Cafe è un’etichetta che dal 1984 si occupa di generi ben definiti come il noise, il power electronics, l’ambient, l’industrial. Un punto di riferimento per i molti estimatori di sonorità non certo sotto la luce di riflettori mainstream, ma capaci di smuovere gli animi come poche.
Abbiamo raggiunto Frater Rudolf, abate indiscusso e fondatore della chiesa dell’OEC per due chiacchiere.

ALex
Back in Black/ Il Giardino della Luna
info:backib@libero.it

Cos’è l’OEC?

La Old Europa Cafe è prima di tutto casa mia…

Di cosa si nutre?

Di suoni, rumori ed immagini fuori dai soliti canali. Di un immaginario fuori da schemi imposti.

Di cosa fa nutrire?

Spero faccia vedere un mondo diverso …

Quali sono le pieghe del presente in cui si muove e quali quelle del passato?

Con OEC ho sempre proposto un mix di produzioni di nomi conosciuti
nell’ambiente e nomi nuovi spesso anche all’esordio….

Gli ultimi gruppi ai quali ho prodotto album d’esordio, inteso come primo CD ufficiale
sono stati: ROMA AMOR, PORTA VITTORIA, CANDOR CHASMA, TSIDMZ,
HOSPITALITY ON PARADE…
Forse ne scordo qualcuno…

Il progetto più ambizioso per quanto riguarda riedizioni e rarità è sicuramente quello
fatto con le ristampe di una serie di album di RAISON D’ETRE per lo più in doppio CD
(ossia la riedizione dell’album originale più un completo album bonus di materiale inedito
o registrazioni live tutte comunque di alto livello come siamo abituati nel caso di Peter).
Di RAISON D’ETRE ho anche realizzato un doppio CD “Tales from the Tabula Rasa” con materiale quasi completamente pre “Prospectus I”, ossia materiale antecedente al suo primo album…

Altra ristampa a cui tengo in particolar modo è “XX CENTURY ZORRO – la Volpe du XX Seicle”,
un progetto di 30 anni fa in qui militavo anche io…

Cosa vuol dire “genere” e quanto ti senti appartenente a un determinato genere
o scena?

Io sicuramente appartengo a quel genere che viene identificato come INDUSTRIAL.
Dentro al quale spaziano gruppi e suoni diametralmente opposti e quindi diventa anche molto difficile da definire….
Sono sicuro di appartenere a quel genere ed a quella scena perché me lo dicono giornalmente tutti i vari clienti e supporter che mi contattano e perché ci sguazzo in mezzo da oltre 30 anni…

La musica oggi sta regredendo, ma sembra che nel mondo dell’OEC si stia
tornando ad una funzione più feudale, più castellana, dove si tende a fare
fortezza delle proprie capacità e a stringere alleanza con regni simili. Per
sopravvivere si deve tornare all’Io?

Io ho sempre lavorato da solo e non riesco a vedere la OEC gestita in altra maniera…
Credo inoltre che la OEC esista ancora dopo tutti questi anni proprio perché l’unico
coinvolto sono sempre e solo stato io. Se sbaglio qualcosa la sbaglio io, se rischio qualcosa la rischio io, se faccio qualche cosa di buono la faccio io…
Tutto sommato questa credo sia una debolezza, che non dia modo alla OEC di espandersi oltre un certo limite ma è sicuramente anche la forza che ha fatto si che una piccola etichetta come la OEC sia ancora viva ed attiva.

Cosa c’è da aspettarsi nel futuro da OEC?

Spero ancora tante produzioni che possano intrigare il pubblico….
Ho molte cose in programma per il 2015, te ne faccio una lista (incompleta).
Iniziamo dalle produzioni in formato CD:
LE COSE BIANCHE – Born CD  (primo album su OEC di questo nuovo mostro del Power-Industial Italiano)
TSIDMZ – René Guénon et la Tradition Primordial  CD (3° album della trilogia)
IUGULA-THOR – Opera   CD  (ri-edizione di una vecchia cassetta uscita per OEC un 20 anni fa più
bonus)
LUNUS + MILUSIC – The Focus of Life CD+Booklet (album + libretto completamente dedicate ad
A.O.Spare)
FOLKSTORM – Folkpop  CD (finalmente il ritorno del mostro Svedese !)
ROMA AMOR – Una Torbida Estate  CD  (4° album per i maestri del Cabaret-Noir Italiano)
AIN SOPH – Nuovo disco CD (dopo Aurora ed Oktober, il lungo atteso nuovo album dei maestri Italiani)
ATOMINE ELEKTRINE – Elemental Severance 2xCD (ri-edizione + bonus di questo album culto)
L’EFFET C’EST MOI – Nuovo album  CD  (nuovo album, sempre sul marziale ma che vira un po’ verso il pop)
THE RITA – The arranged Women of Marius Petipa  CD  (altro capitolo per il nuovo fenomeno industrial US)

Ed in vinile:
TSIDMZ & GREGORIO BARDINI – Oriente e Occidente  LP (tradizione vs. industrial, limitato a sole 100 copie)
AIN SOPH – Aurora  LP  (finalmente la riedizione in vinile)
AIN SOPH – Oktober  LP  (finalmente la riedizione in vinile)
AIN SOPH – Nuovo album LP  (edizione in vinile del nuovo album)
MILITIA –  Ambiorix LP+CD  (un lavoro molto articolato che porterà MILITIA per la prima volta su OEC)

5 dischi che consigli vivamente.

Non ho mai stilato classifiche dei dischi migliori e non inizierò a farlo ora…
Posso solo dire che se ho fondato la OEC il merito o la colpa debba essere dato ai THROBBING GRISTLE, loro sono stati quelli che per primi mi hanno fatto cambiare la maniera e l’idea di come ascoltare la musica…

Congedati come vuoi.

Non perdete troppo tempo a leggere quello che dico, meglio se lo perdete ascoltando quello che ho
prodotto, sono certo che i vari dischi parlino da se….
Amen
frater Rudolf von Old Europa

Intervista a Gabriele Fagnani per la sua CORAZZATA VALDEMONE

Incappiamo nel progetto CORAZZATA VALDEMONE, grazie ad una serie di ricerche musicali che stiamo facendo in contesti industrial, martial folk e di genere. Stiamo per metterci all’ascolto del precedente AVANGUARDIA RUMORISTA, di cui presto vi parleremo, ma intanto scopriamo un territorio affatto facile, arato da diversi anni, con momenti non proprio efficaci ma che oggi sembrano aver avuto un tipo di focalizzazione che potrebbe cominciare a tracciare nuovi e più maturi sentieri; con un’anticipazione del nuovo lavoro discografico di prossima pubblicazione STORNELLANDO IN GRIGIOVERDE che sarà recensito sulle nostre pagine in concomitanza con l’uscita.
La Corazzata non tratta temi semplici e di facile fruibilità, anzi ci vuole molte coscienza per approcciare all’opera discografica di Gabriele Fagnani per evitare equivoci o diktat sociali.

Proprio sull’onda di queste considerazioni e di questa sperimentazione sonora a cui mi sto sottoponendo – anche grazie ai precetti di Max “Stridulum”- nasce un’intervista con il deus ex machina Gabriele, per parlare del progetto e dell’imminente uscita del nuovo album.

ALex
Back in Black/Il Giardino della Luna
info:backib@libero.it


Come nasce la Corazzata?

La Corazzata Valdemone nasce nel 2003 quando ero in forze nei Kannonau come cantante. In quegli anni con i Kannonau si provava spesso in studio, ma dopo la prima ora di produttività si degenerava sistematicamente nel rumore. Si passava dunque da composizioni melodiche, cariche di atmosfera e pathos a momenti di puro delirio, dove sperimentavamo il rumorismo più becero e molesto.

Quel rumore però aveva un gran fascino ed era molto energico, così in me si fece sempre più forte il desiderio di dar vita ad un progetto personale col quale suonare Industrial alla vecchia maniera.

Diciamo che quell’approccio alla musica mi è rimasto sempre dentro ed ha influenzato il mio modo di comporre, alternando momenti di melodia ad altri più rumorosi.

Un’altro aspetto fondamentale per la nascita della Corazzata è stato quello lirico, in quanto questo nuovo progetto mi avrebbe permesso di trattare tematiche che nei Kannonau non hanno mai trovato spazio e alle quali mi sono sempre sentito molto vicino. L’amore per il Futurismo, il Razionalismo e tutta l’estetica totalitaria legata al periodo a cavallo tra i due conflitti mondiali hanno sempre costituito per me una grandissima fonte d’ispirazione, dunque ho pensato che avrei potuto riversare queste tematiche in un nuovo progetto, senza inficiare la reputazione dei Kannonau.

Quali sono i suoi punti di riferimento artistici?

Ho sempre ascoltato musica molto varia e penso che questa varietà abbia contribuito a rendere il sound della Corazzata abbastanza differente dalla maggior parte dei miei colleghi.

Nei primi anni di vita del progetto ero influenzato prevalentemente da bands come Brighter Death Now, Insitut, NON e MZ412, che man, mano che le mie abilità tecnico/compositive aumentavano, venivano affiancati da progetti come Turbund Sturmwerk, Tugend Mensch, Von Thronstahl e soprattutto Karjalan Sissit che reputo una delle mie maggiori influenze.

Parallelamente a questi ascolti sono sempre stato un grande fan del metal estremo, della musica ambient, dell’Opera e soprattutto del “bel canto” che – seppur limitatamente alle mie capacità – è sempre stata un’influenza evidente nel mio modo di cantare. Se comunque dovessi fare un nome su tutti, non esiterei a fare quello di Boyd Rice.

Nel corso del tempo, l’apparato musicale si è evoluto verso direzioni certamente più quadrate, più “solide”, guardando i lavori precedenti quali sono le tue impressioni?

Gli esordi della Corazzata sono caratterizzati da un’attitudine molto estrema che mi spingeva alla ricerca dell’eccesso, della saturazione e della totale destrutturazione dei brani. La ricerca delle frequenze più disturbanti andava di pari passo con un’attitudine oltranzista e provocatoria. Nel manifesto della Corazzata c’è scritto: “Musica estremamente rumorosa o rumore estremamente comunicativo? L’importante è che sia estremo!” Penso che questa frase rispecchi perfettamente gli intenti di quel periodo. Con il passare degli anni le mie competenze tecniche sono aumentate ed ho sentito la necessità di strutturare maggiormente le mie composizioni, ma forse il passaggio determinante è stato quando ho smesso di utilizzare samples tratti da canzonette del ventennio ed ho iniziato a suonarle. Guardando indietro e riascoltando oggi alcuni lavori degli esordi li trovo ancora molto interessanti, nonostante riconosca che molte cose siano state realizzate frettolosamente ed in modo poco professionale.

Il progetto ha un’ubicazione territoriale anche abbastanza difficile. Qual è il tuo rapporto con la tua terra?

Io vivo in provincia di Messina, dove non esiste una scena musicale, un locale o nient’altro che possa aiutare la diffusione di qualsiasi genere di musica che non si possa definire mainstream. Fatta questa considerazione, è facilmente intuibile come un luogo così ostile non sia particolarmente invitante per un progetto del mio genere, eppure paradossalmente un ambiente così asettico e privo di condizionamenti esterni mi ha permesso di forgiare un suono così unico e personale senza essere influenzato da mode o tendenze. Andando alla seconda parte della tua domanda, posso dire che il mio rapporto con la terra di provenienza è molto stretto. Anche il nome del progetto prende nome dall’antica denominazione della mia zona. Difatti la Sicilia è anche chiamata Trinacria, per via della sua forma con 3 punte, di cui il territorio della zona messinese anticamente era chiamato Valdemone.

Per quel che riguarda il discorso attitudinale Messina è una città con una grande storia che ha esercitato un grande fascino su di me. Dopo il terremoto del 1908 la città risorse e tornò ad essere una splendida città solo durante il ventennio per poi venir nuovamente flagellata dai bombardamenti alleati. Purtroppo dopo la guerra questa città non è mai più risorta, ma conserva numerose tracce della propria storia che non possono lasciare indifferenti le persone che hanno occhi e cuore abbastanza sensibili per apprezzarle.

Quanto limite sociale c’è nell’essere un progetto oltranzista? Diciamo che l’apologia è dietro l’angolo.

Gli esordi della Corazzata sono stati durissimi! Ho subito attacchi di tutti i tipi, sono stato bannato, insultato, cancellato e segnalato una infinità di volte finché la gente non ha iniziato a capire che non c’è alcuno scopo di propaganda nella mia musica. Ho sempre citato Marinetti tra le mie maggiori fonti di ispirazione che proprio nel celebre Manifesto Futurista recita, nel suo passaggio più contestato: “Noi glorifichiamo la guerra, sola igiene del mondo”. Trovo che questa frase non vada intesa semplicemente come una esaltazione del gesto distruttore (anch’esso esaltato nel manifesto) ma anche come una esortazione a mantenere uno spirito combattivo, a non essere mai supini ed a combattere per le proprie idee. Penso che i futuristi siano stati i primi veri anarchici che dichiararono guerra al pensiero unico, alle accademie ed al vecchiume che infestava l’Italia ottocentesca.

Nei miei brani non si predica lo sterminio di popoli, razze o religioni ma di spazzare via certi dogmi mentali che ormai dominano la nostra società.

Mi piace sottolineare che – laddove la gente non riesca a coglierlo – i miei brani sono molto spesso impregnati da un forte humour che è ben distante dalla mera propaganda di certe bands dei centri sociali.

Cosa puoi dirci del nuovo album?

Il nuovo album si intitola “Stornellando in Grigioverde” ed uscirà ufficialmente il 1 marzo per l’etichetta Italiana Wolf Age. Questo lavoro vede la luce nel centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale e racchiude diversi brani che affrontano questo tema. In particolar modo la traccia “Memorie” sulla quale è possibile ascoltare la voce di una donna fantastica che ho conosciuto e che purtroppo oggi non c’è più. La registrazione comprende 2 poesie della grande guerra recitate a memoria all’età di 106 anni. Riguardo agli altri brani posso dire che l’album è decisamente più “rock” rispetto alle produzioni del passato, con ben 3 brani con la chitarra elettrica, ma senza abbandonare le atmosfere martial che hanno contraddistinto il sound delle ultime produzioni.

Ci saranno anche 2 brani con la partecipazione di Stefania Domizia, una talentuosa soprano di Torino che ho avuto il piacere di conoscere in occasione del Sine Armistitio Festival del 2013 a Milano.

Tra i nomi più celebri ho il piacere di fregiarmi della partecipazione di Climaxia degli Absentia Lunae e dell’immancabile Nerio degli Art Inferno, mentre a completare il bill degli ospiti c’è il mio amico Fausto Ruggeri, chitarrista e produttore messinese, che oltre a suonare la chitarra per 2 brani si è occupato anche del mastering del disco.

L’aspetto eroico delle tematiche trattate, vuole essere uno sprone alla riappropriazione di un animo più pensante? Oppure è una chiamata alle armi per sentimenti ormai scomparsi?

Le tematiche dei miei brani trattano di sentimenti che una società “normale” reputerebbe insindacabili. La fede (intesa in un’accezione che spazia dalla politica alla religione), la disciplina ed il rispetto si danno spesso per scontati o ancor peggio per dovuti, mentre invece non ci si accorge che sono dei valori ormai persi. Dagli anni ’60 in poi si è avuta una graduale perdita dei valori che ha portato ad una società senza alcuna gerarchia ,dove il ragazzino non rispetta il proprio maestro, ponendosi al suo pari; il bulletto sbeffeggia il poliziotto certo di non incorrere in nessuna conseguenza ed infine il cittadino evade le tasse ed umilia la propria classe politica sentendola un nemico da combattere e non una istituzione che lo rappresenta.

Chiunque accenni a parlare di orgoglio nazionale viene immediatamente tacciato di essere Fascista e questa è la diretta conseguenza di tanti anni di antipolitica e di sudditanza.

Tornando alla tua domanda, penso che questo processo di globalizzazione mentale sia ormai irreversibile e che nessuna ipotetica “chiamata alle armi” possa più risvegliare nel nostro popolo un barlume di Italianità, offuscata e sepolta sotto 70 anni di american style.

Al Sacrario di Re di Puglia esiste una lapide con su scritto: “O viventi che USCITE se non vi sentite più sereno e più gagliardo l’animo voi sarete qui venuti invano”. Questo splendido epitaffio dovrebbe ricordare a tutta quella gente che oggi parla tanto di pace che quella stessa pace fu conquistata con le armi e con il sangue.

Considerato che oggi nessuno più ricorda e commemora le loro gesta, il mio non può che rimanere un canto nostalgico del bel tempo che fu.

Ci saranno mai svolte tematiche?

Non voglio escluderlo a priori, ma non penso che una simile eventualità possa accadere a breve termine. Quando fondai la Corazzata lo scopo era quello di creare un unicum tra musica, immagini e testi, come in un film dove le immagini devono andare di pari posso con le parole. Negli anni ho sentito la necessità di adoperarmi in contesti meno politicizzati, difatti ho da poco avviato un progetto chiamato Solco Chiuso col quale ho ripreso a sperimentare sonorità Industrial senza alcun tipo di riferimento a tematiche scomode o faziose.

Lo Zeitgeist in che modo viene rappresentato dalla Corazzata?

Considerata la natura fortemente nostalgica della Corazzata è assai difficile parlare di zeitgeist, trattandosi di un progetto che prende spunto quasi esclusivamente da correnti artistiche e di pensiero che sono morte almeno 70 anni fa.

Non mi sono mai espresso pubblicamente riguardo a fatti di attualità come le tensioni in Russia, la Syria o altri fatti contemporanei perché sono convinto che ai miei ascoltatori non debbano interessare le mie convinzioni personali ma solo la mia musica. Sono perfettamente consapevole che questa considerazione può sembrare in antitesi con l’estetica della Corazzata Valdemone, ma la mia visione forse un po’ romantica della guerra e dei valori non servono a trasmettere un messaggio politico alle masse, ma semplicemente una mia personale visione della storia che – ci tengo a sottolinearlo – non avrebbe senso pensare di attuare ai giorni d’oggi.

Cosa ci si deve aspettare dalla Corazzata nel futuro?

Nei giorni in cui uscirà questa intervista suonerò a Roma per il release party del mio nuovo album, in compagnia del progetto Carnera e di molti ospiti che prenderanno parte all’evento.

Per quanto riguarda le nuove releases, sono già al lavoro ad una collaborazione con un progetto molto importante (ancora segreto) che uscirà come split cassetta in una confezione lussuosissima, mentre per quanto riguarda la direzioni artistica del progetto, conto di abbandonare gradualmente l’uso dell’inglese per dedicarmi esclusivamente all’uso dell’Italiano.

Ti lascio con uno spazio libero per poter invitare all’ascolto degli album della Corazzata.

Innanzitutto ci tengo a ringraziarti per l’interesse e per il supporto. La Corazzata Valdemone non ha l’ambizione di raggiungere il grande pubblico o la pretesa di poter piacere a tutti, spero solo che coloro i quali ascolteranno il nuovo “Stornellando in Grigioverde” possano provare la stessa tensione che trasmette a me. Questo sarebbe il risultato più grande!

Strana Officina- “Strana Officina”

Era il 1984. Dio mio. Avevo 7 anni. Lontano anni luce dall’hard rock o dal metal. Fino ad allora ero venuto su con MY SHARONA.
Mentre mi dimenavo con quel sound anni 70, in italia usciva il primo EP della grandiosa STRANA OFFICINA (che sta vivendo nuovo lustro discografico grazie alla JOLLY ROGER RECORDS. Completamente cantato in italiano, questa penalizzazione di un’eventuale successo estero, in realtà conduce alla concretizzazione di un proprio marchio di fabbrica che -per stile, sonorità e verve- automaticamente, ancora oggi, riporta alla band che fu idea dei fratelli Cappanera.

Bud Ancillotti è evocativo, denso, pregno di quello che dovrebbe essere un frontman rock: vivo. I brani che si susseguono all’ascolto prendono per la gola, in un’altalena di sentimenti retroattivi e nostalgici ma anche per la capacità di saper emozionare senza dover strafare, con tecnica, verve e sicuramente grande onestà.
Tutto termina con la micidiale PICCOLO UCCELLO BIANCO (nell’EP originale) che chiude una quaterna favolosa, nella nuova versione JRR trovano invece spazio tra le bonus VAI VAI, OFFICINA e GUERRA TRISTE.
Era il 1984, non capivo niente di metal e territori affini, oggi a distanza di anni mi mordo le mani ripensando a come questo album non solo ci rappresenti in maniera aderente -seguendo anche il climax temporale- ma soprattutto di come la musica fosse altra e di come essere una band significasse qualcosa privo di compromessi.

ALex
Back in Black
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Carnera- “Strategia della Tensione”

Il primo obbiettivo della strategia della tensione è quello di destabilizzare o fare in modo che si arrivi ad un’effettiva destabilizzazione un certo di tipo di “regime” oramai insostenibile.
Quella attuata dai situzionisti/futuristi Carnera (Elettromeccanica Italica) tende in maniera incontrastabile proprio a questo, all’abbattimento della pigrizia mentale, all’assottigliamento dell’inedia psico-fisica, alla distruzione totale della disattenzione critica per tutto quello che ci circonda e ci viene propinato come omogeneizzato culturale.
Autarchico ed estremo il progetto vive nutrendosi di sé stesso: non un volto, non un nome che non sia quello scelto per battersi nell’arena della mediocrità umana, non un oggetto concreto e non uno scambio merceleogico ( i nostri eroici e italici artisti hanno distribuito gratuitamente qui l’album, che vanta anche il progetto grafico di DINAMO INNESCO RIVOLUZIONE) ma solo la ricerca pura e “gelida”  della bellezza, là dove tutto c’è tranne questa.
Una macchina che si muove in territori (post) industriali tra disobbedienza civile e spontaneisimo armato, tra cultura estrema e oltranzista e lotta democratica. Gigantesca, come il colosso di cui ha mutuato il nome, questa realtà è viva fino nel più piccolo particolare, viva e potente e creativa, come una fazione che non si è mai nascosta e ora si lancia all’attacco contro tutto e tutti. Dichiarazione di guerra verso il conformismo senza volto della nostra società e delle sue pieghe artistoidi ed elitarie.
Disco meraviglioso che incarna il guerriero jungeriano, la rivoluzione rossa, il situazionismo di Debord e lo spirito di Thoreau, tra lo spirito di Bernard Shaw e l’ambiguità di Pound, un album incessante e liquido, da seppellire sotto milioni di ascolti, sempre diversi, sempre rinnovati, sempre unici.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it

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