Godwatt- “MMXVXMM”

Arrivano dai nostri territori, molto vicini a noi per molte ragioni questi ragazzi che si muovono tra sonorità stoner/doom, con testi in italiano.
Regione Lazio. Provincia di Frosinone. Nel 2006 si forma un gruppo che dopo tanto garage e prove discografiche di assestamento arrivano a questo primo album registrato negli studi ROCK&BONES di Fiuggi, da Marco Schietroma e Marco Mad due vecchie conoscenze di Back in Black e di chi scrive.
L’album prende le mosse da un sound che può ricordare la lentezza tipica di alcune band seminali degli anni ’70 ma anche un grooving che affonda le sue radici nei ’90 e nel suo patron Homme.
Un bene? Un male?! Non saprei, dato che oggi la maggior parte delle produzioni di cui scrivo sembrano provenire da quel periodo storico, da quel bacino… Qui ci troviamo di fronte a un passaggio in più, quello di un cantato in italiano che richiama fortemente una certa sfumatura dei Timoria più heavy, anche in alcuni fraseggi vocali e passaggi armonici (come nella seconda traccia) e non venga preso come qualcosa di negativo, basti pensare che la band a cui ho fatto riferimento è stata una delle prime in Italia a creare un certo tipo di atmosfera heavy nel panorama artistico del tempo. Sempre per il vocalist le tinte di frontman italici tornano in parti come “Anche se tu non vuoi, la condanna è scritta già […] Condannata”, dove un Pelù -senza essere un coyote-stoner si fa sentire in modo aggressivo.

Ma naturalmente sono solo suggestioni personali che vengono offerte dal mio ascolto e non sono assolutamente degli epitaffi che delineino una sorta di serialità riportata sotto altra veste… insomma, magari il cantante ‘sta gente o la odia oppure non l’ha mai sofferta, però c’è qualcosa di riconoscibile in una storia rock tricolore. Tralasciando le facili similitudini internazionali che possono venire in mente a chiunque.
Il lavoro di songwriting è molto quadrato, c’è una solidità di grooving imponente, riff graffianti e attitudine seventies e il lavoro fatto dietro il banco mixer si sente, rendendo l’ascolto ancor più accattivante.
L’anima rocciosa, desertica, assolutamente arida e torrida è più che presente, con una fisicità palpabile che riporta alla mente paesaggi con colori virati al parossismo e scenari deformati da sguardi asciugati dal sole. Tutto ponderato in maniera molto attenta e diligente, qui l’esperienza deve aver fatto la sua parte.
Trio che dal vivo deve rendere bene l’idea di “live” e che spero di poter vedere presto all’opera, nel frattempo – per concludere- questo disco riesce ad essere un buonissimo biglietto da visita per una realtà che saprà ritagliarsi la sua fetta di deserto rendendola un’oasi per gli amanti del genere.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it

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