Francesca Colombo Backstage

Francesca Colombo, la madrina del nostro palinsesto che impreziosirà le pagine del nostro blog sulla piattaforma GQ Italia, per 6 mesi, ci ha fatto un bel regalo: il backstage dello scatto di Gennaio.

Un modo non solo di vederla “live”, ma anche per capire quanto lavoro ci sia dietro un singolo scatto, quanta preparazione e quanta professionalità.
Grazie a Francesca e alla splendida squadra.

Back in Black

Francesca Colombo veste Gennaio

La madrina del nostro palinsesto radiofonico sta interpretando tutti i generi che da tanti anni proponiamo nella settimana firmata BACK IN BLACK Palinsesto Radiofonico.
Questo Gennaio è mediterraneo… l’ispirazione scelta: Gotan Project.

Art directors: Francesca Colombo e Tiupa Art
Photographer: Luca Di Fazio
Models: Francesca Colombo
Mattew Young @Boom Models
Andrea Borchetta
Make Up Artist: Samia Laoumri
Stylist: Monia Pedretti
Stylist Assistant: Christian Luccisano
Assistente Luci: Vera Raider
Videomaker: Andrea Sponza e Simone Bacchin
Location: Mama Blues, Sedriano

A special thanks to: Ilenia Chenille Damiano

“Crusade: Zero” – Hate

“Crusade: Zero” è il nuovo attesissimo full-lenght del gruppo polacco Hate, band che calca i palchi da ormai venticinque anni.

Gli Hate sono nel bill dell’ Hatefest (in compagnia di band del calibro di Six Feet Under, Marduk, Vader etc.) il tour itinerante (e si presuppone anche più violento dell’anno) che in Aprile incendierà le platee tedesche, svizzere ed austriache, saltando purtroppo le terre italiche.

Nutrivo grandissime speranze ed ho aspettato un po’ prima di ascoltare il disco.

Peccato, tempo perso.

“Crusade: zero” è un disco spettacolare, un album di blackened death metal scritto, suonato e registrato con maestria e… odio, tanto odio!

In questo disco non c’è spazio per i filler, per i momenti di noia, questo album vi trascinerà in un vortice infernale dal quale non verrete più fuori.

Il riffing è una rasoiata dall’inizio alla fine, le ritmiche sono cannonate e non potrete esimervi dall’alzare al cielo un bel paio di corna e fare un violentissimo headbanging, mentre gli Hate scuotono le fondamenta della vostra abitazione.

“Crusade: Zero” (disponible dal 30 Gennaio sotto Naplam Records) ha una produzione devastante e per goderne appieno dovrete portare il vostro impianto stereo al limite e poi fare ancora un passo, perché è oltre quel gradino che il lavoro degli Hate sprigiona tutta la sua energia.

Un capolavoro, null’altro!

David Palombi
Back in Black
info:backib@libero.it

Numph- “Theories of light”

Immenso piacere. Si prova immenso piacere ad ascoltare e parlare di album come questo, soprattutto quando si tratta di “roba nostra”, italiana ma con l’afflato internazionale, con la caratura del disco importato e invece esportabilissimo.

I Numph sono una realtà che miscela insieme tratti somatici dei Soundgarden più oscuri, dei Tool, degli A Perfect Circle con un pizzico di Porcupine Tree, Pink Floyd (senza esagerare) in un liquido musicale incapace di restare troppo arginato dall’etichetta di genere progressive o alternative.
Punti a favore dei nostri sono certamente una personalità spiccata e  un’identità artistica ben definita coadiuvata da estrema precisione tecnica e di songwriting accattivante senza essere mai scontato. I musicisti creano così un percorso di luce vero e proprio dove accompagnare l’ascoltatore tra dilatazioni sensoriali, echi lontani e immediatezza rock. La voce del cantante è una forma di faro mutante  che modula la rifrazione a secondo dell’esigenza e dei toni atmosferici richiesti, in modo straordinariamente vivido e carismatico.

Tutto il disco vola così via dalle casse per essere incamerato dall’animo umano, in una specie di condizione germinante, dove il corpo diventa terra fertile per l’emozionalità percepita.
Bellissimo esordio che lascia stupiti.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it

“Mach dich frei” – Finsterforst

Amanti del folk/ pagan metal unitevi, perché i Finsterforst sono tornati con un nuovo disco.

Dopo tre anni di attesa i fans della band tedesca avranno tra le mani un nuovo LP e vi troveranno tutti gli ingredienti che si aspettano: canzoni dal minutaggio impegnativo, arrangiamenti complicati, colpi di scena ed una sana dose di metallo che non fa mai male.

Il gruppo della Foresta Nera ha confezionato proprio un bel prodotto (che sarà disponibile da noi il 2 di Febbraio sotto Napalm Records)con una produzione potente, ma curata al tempo stesso.

I Finsteforst, che saranno presenti al Paganfest (il festival itinerante pagan/ folk che toccherà Germania ed Austria durante tutto il mese di Marzo), sono in otto: un ensemble che comprende anche una fisarmonica e ben tre chitarre e con questa ricchezza di elementi temevo che il risultato finale fosse o un monolite o una sarabanda incomprensibile.

Chiedo scusa alla band per il pregiudizio: questi ragazzi sanno suonare e sanno come costruire un album bellissimo.

Una chicca sono i testi: interamente in tedesco.

Non ci sono momenti di noia, gli arrangiamenti sono complicatissimi senza risultare stucchevoli e le vocals eccezionali: tanto nel pulito (in cui il cantante dà prova di avere una buonissima estensione oltre che intonazione), quanto nel growling.

“Mach dich frei” vi sorprenderà, anche se non siete amanti del genere.

David Palombi
Back in Black
info:backib@libero.it

Intervista al fotografo FRANCESCO ACCARDO

Lo abbiamo conosciuto attraverso gli scatti della madrina del nostro palinsesto, MARIKA ESPOSITO, e ora finalmente parliamo di lui e del suo lavoro sulle pagine del nostro blog.
Francesco Accardo è un giovane fotografo dall’inarrestabile entusiasmo.

Buona lettura.

Alex per L’Alchimista
officinaalchemica@libero.it
Ogni mercoledì alle 11.30 e alle 17.00 Libri, cinema e fumetti su http://www.radiocentrofiuggi.it

Come ti sei avvicinato alla fotografia?
Intorno ai 15 anni con La mia prima macchinetta digitale. Ho iniziato a scattare foto per gioco alle mie amiche e fidanzate. Finché non ho deciso di comprare una reflex ed iniziarlo a fare in maniera “professionale”.

Quali sono i tuoi punti di riferimento ?
Nonostante stimi tantissimi fotografi sia in Italia che all’estero, l’unico fotografo che ha davvero influenzato il mio stile è stato Alvarado che ha una post produzione molto particolare e rende le sue modelle quasi dei cartoon. Uno stile al quale mi sono ispirato e che mi ha portato a distinguermi dalla fotografia classica che siamo abituati a vedere tutti i giorni.

Come è cambiato nel corso degli anni il tuo approccio allo scatto?
Credo sia normale che andando avanti si pretenda sempre di più dai propri lavori.. Mentre all’inizio mi “accontentavo” di scattare quello che improvvisavo sul set, ora dietro ogni scatto c’è un’idea precisa, una cura dei particolari (trucco, abbigliamento, posa, capelli, etc) e tutto un lavoro fatto prima di accendere la macchinetta.

Cosa cerchi nel soggetto delle tue foto?
Trasgressione… Ma non di quella scontata… Ormai anche il nudo non fa piu scandalo e riuscire ad arrivare allo scrutatore colpendolo gia a primo impatto non è semplice. Proprio per questo il soggetto che preferisco non è quello bello… Ma quello che arriva!

Quanto è difficile e quanto divertente lavorare con le fotomodelle?
Sicuramente è sempre un divertimento scattare con le modelle, soprattutto quando lavoro con ragazze che non hanno paura del giudizio degli altri. Le difficoltà sorgono quando devo lavorare con modelle piu “timide”, bisogna trovare set e pose adatti per ottenere sempre il miglior risultato.

Come ti relazioni quando un appeal non è proprio semplice?
Credo che sia successo solo una volta di non avere un buon feeling con una modella, ma se si è professionali si cerca lo stesso di dare il meglio per arrivare all’obiettivo comune di raggiungere il miglior risultato.Sicuramente però quando l’intesa fotografo/modella funziona… i risultati si vedono.

Che ne pensi dei selfie?
(Ahahahah questa l’hai scritta apposta per me?!?) Il selfie ormai è quasi il mio marchio di fabbrica, l’hashtag #SelfieConAccardo sta prendendo sempre piu piede… Chiunque mi incontri mi chiede un selfie, lo trovo un modo simpatico ed efficace per rendere le persone partecipi di un mio momento e della mia vita.

Qual è il tuo sogno nel cassetto come fotografo?
Sicuramente vedere i miei lavori su copertine di riviste importanti sarebbe un sogno che si avvera… Ma a prescindere spero di poter continuare a fare quel che amo… Perché “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno nella tua vita.”

I tuoi prossimi progetti?
Ho imparato a non parlare dei miei progetti futuri perche spesso sono stati “spunti” per altri fotografi privi di propria creatività… Quindi preferisco l’effetto sorpresa! Per i miei progetti futuri… “FOLLOW ME”

Thulcandra – “Ascension Lost”

I Thulcandra approdano alla terza release dopo quattro anni dal precedente full lenght.

“Ascension lost” sarà ufficialmente sul mercato il 30 Gennaio ed uscirà per Napalm Records.

La band tedesca ci propone un lavoro dal sound particolare: il loro melancholic black metal è una miscela nella quale fanno capolino diverse influenze.

Naturalmente il black la fa da padrone, tuttavia più che riconducibile alla Norvegia, la band sembra indirizzata verso un sound di matrice svedese.

I Thulcandra, però, cercano di personalizzare lo stile aggiungendo un tocco melodico sia nel riffing che nei contrappunti chitarristici.

La produzione è di buon livello, sebbene, a tratti, risulti un po’ debole specie per ciò che riguarda le ritmiche.

Ottimo, invece, il lavoro effettuato sulle chitarre e sulla voce: sempre incisiva.

L’album è abbastanza scorrevole, non soffre, anche se le parti di chitarra classica (ad esempio “Interlude” o la parte centrale di “Second fall”) risultano un po’ noiose (così come alcuni inserti acustici nei riff).

In tutta onestà vedo l’utilità di queste “fioriture” visto che la band dà il meglio di sé quando preme a fondo sul pedale dell’aggressività.

Un punto forte del combo teutonico sono i mid tempos che, quando sviluppati in elettrico hanno una forza straordinaria, purtroppo fanno capolino sempre quelle chitarre acustiche (che sanno tanto di filler) ad appesantire dei brani altrimenti costruiti in maniera egregia.

“Ascension lost” è un disco potenzialmente ottimo, ma si ferma un gradino prima.

Spero che i Thulcandra nel prossimo LP rinuncino alle parti acustiche e si concentrino su quello che sanno fare meglio: il black metal.

David Palombi
Back in Black
info:backib@libero.it

Godwatt- “MMXVXMM”

Arrivano dai nostri territori, molto vicini a noi per molte ragioni questi ragazzi che si muovono tra sonorità stoner/doom, con testi in italiano.
Regione Lazio. Provincia di Frosinone. Nel 2006 si forma un gruppo che dopo tanto garage e prove discografiche di assestamento arrivano a questo primo album registrato negli studi ROCK&BONES di Fiuggi, da Marco Schietroma e Marco Mad due vecchie conoscenze di Back in Black e di chi scrive.
L’album prende le mosse da un sound che può ricordare la lentezza tipica di alcune band seminali degli anni ’70 ma anche un grooving che affonda le sue radici nei ’90 e nel suo patron Homme.
Un bene? Un male?! Non saprei, dato che oggi la maggior parte delle produzioni di cui scrivo sembrano provenire da quel periodo storico, da quel bacino… Qui ci troviamo di fronte a un passaggio in più, quello di un cantato in italiano che richiama fortemente una certa sfumatura dei Timoria più heavy, anche in alcuni fraseggi vocali e passaggi armonici (come nella seconda traccia) e non venga preso come qualcosa di negativo, basti pensare che la band a cui ho fatto riferimento è stata una delle prime in Italia a creare un certo tipo di atmosfera heavy nel panorama artistico del tempo. Sempre per il vocalist le tinte di frontman italici tornano in parti come “Anche se tu non vuoi, la condanna è scritta già […] Condannata”, dove un Pelù -senza essere un coyote-stoner si fa sentire in modo aggressivo.

Ma naturalmente sono solo suggestioni personali che vengono offerte dal mio ascolto e non sono assolutamente degli epitaffi che delineino una sorta di serialità riportata sotto altra veste… insomma, magari il cantante ‘sta gente o la odia oppure non l’ha mai sofferta, però c’è qualcosa di riconoscibile in una storia rock tricolore. Tralasciando le facili similitudini internazionali che possono venire in mente a chiunque.
Il lavoro di songwriting è molto quadrato, c’è una solidità di grooving imponente, riff graffianti e attitudine seventies e il lavoro fatto dietro il banco mixer si sente, rendendo l’ascolto ancor più accattivante.
L’anima rocciosa, desertica, assolutamente arida e torrida è più che presente, con una fisicità palpabile che riporta alla mente paesaggi con colori virati al parossismo e scenari deformati da sguardi asciugati dal sole. Tutto ponderato in maniera molto attenta e diligente, qui l’esperienza deve aver fatto la sua parte.
Trio che dal vivo deve rendere bene l’idea di “live” e che spero di poter vedere presto all’opera, nel frattempo – per concludere- questo disco riesce ad essere un buonissimo biglietto da visita per una realtà che saprà ritagliarsi la sua fetta di deserto rendendola un’oasi per gli amanti del genere.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it