27 settembre 1986- 27 settembre 2014 Cliff Burton

QUELLA CHE TROVATE QUI E’ UNA VECCHIA RECENSIONE CHE POTETE REPERIRE SULLE NOSTRE PAGINE.
RIPUBBLICATA IN QUESTO GIORNO DI MEMORIA PER UN GRANDISSIMO INDIMENTICATO. UN MUSICISTA DI GRANDE CARATURA E UNO DI NOI.
CLIFF…SEI SEMPRE QUI.

ALex

I Metallica si sono ritrovati dall’inizio della loro carriera a fare i conti con il destino.
Scritto nell’incontro tra Ulrich e Hetfield in quell’ottobre del 1991, sottoscritto con il primo album “ufficiale” KILL ‘EM ALL e siglato con il recente. quanto discusso, LULU. Un destino che li ha incoraggiati, fatti volare alto e poi li ha duramente colpiti per due volte, in due modi totalmente diversi, ma sempre nel regno delle quattro corde. Ed ecco gli interrogativi.

Ma come sarebbe stato il destino della thrash band californiana se ci fosse ancora Cliff Burton? Come sarebbero ora?
In questa splendida biografia di Joel McIver, con la prefazione di Kirk Hammet, sono queste le domande che sembrano accompagnare il lettore, almeno all’inizio. Si sente la curva della storia che si raddrizza in una nuova direzione e ci si sente “persi”, come davanti ad un’eventualità che non si è mai voluta prendere davvero in considerazione, ma poi, andando avanti con la lettura, si passa al ricordo e subito dopo all’incontro.

Cliff Burton è lì accanto, davanti alla nostra sedia con il suo sorriso, i capelli lunghi e lo sguardo divertito. Un ragazzo come tanti che si trova a vivere il palco suggestionabile e suggestivo della sua musica, di quella immaginata e suonata insieme agli altri compagni lo troviamo lì, occhi fissi nei nostri con la sigaretta a penzoloni tra le labbra, a guardarci.

Si smette di leggere allora. Si ascolta, la sua voce che è insieme la voce di tutti quelli che l’hanno conosciuto, che hanno avuto modo di incontrare da vicino la sua incontenibile sperimentazione, quel genio docile che animava il suo basso.

Cliff concentrato sul presente, come disse in un’intervista “E’ un discorso che riguarda il futuro e in questo momento non ci interessa. Siamo concentrati su quello che dobbiamo fare adesso”, un presente che si congela il 27 settembre del 1986, dopo un concerto a Stoccolma in un tour bus.

La sua voce resta ferma dal principio all’incidente, al dopo: ci racconta di come era ridicolo e molesto quando ha avuto un pasto a base di hascish, delle improvvisazioni con la chitarra sulle prove di Kirk Hammett, di come l’amore per Lovecraft gli avesse dato uno squarcio ispirante, tira indietro la testa ride e snuda le impressioni sulla fama, sui palchi, riavvia i capelli e arriva a quel 27 settembre.

Si ferma a riflettere e parla dei suoi amici, della band, dei Metallica e li vede muovere di nuovo la macchina  mangia palchi con Jason Newsted, gli parla mentre perdono il nuovo bassista dopo 14 anni, durante St.Anger.  Cliff Burton è sempre lì. E si capisce chiudendo il libro che quel “lì” è il cuore pulsante dei Metallica, del loro essere ciò che sono e che le domande su cosa sarebbero oggi non hanno senso, perché il nome di Burton riporta tutto ad uno stadio azzerato e primordiale della vita dei Four Horsemen, dove non ci sono domande di nessun genere e la musica è la perfetta miscela chiamata thrash metal, una miscela che si auto sublima divenendo un suono unico e irripetibile.

To live is to die è incredibilmente vivido e completo,un  aggregante per vecchie e nuove generazioni di fan, per chi il metal non lo conosce o chi vorrebbe iniziarsi a Lui.
Adesso Cliff si alza e se ne va verso la porta, alza la mano per salutare in un gesto quasi distratto ed esce.

Ha fatto quello per cui ha vissuto: raccontare una storia.
Una grande storia.

ALex
Back in Black

info:backib@libero.it

CLIFF
TO LIVE IS TO DIE
Vita e morte del bassista dei Metallica

Autore: Joel McIver
Tsunami Edizioni- pp.gg. 221-euro 20,00-2009

Io sono Ozzy

Dicevano che non avrei mai scritto questo libro. Che si fottano. Eccolo qui, il libro. Devo solo scavare fra i ricordi…

Cazzate. Non mi ricordo niente.

Comincia così l’autobiografia di uno dei più grandi nomi della storia del rock, del metal, della musica mondiale. Un pazzo completo che tutti ricordano per aver staccato con un morso la testa di un pipistrello a Des Moines-Iowa- città natale degli Slipknot (sarà un caso? Forse no…), oppure per essersi lasciato coinvolgere/comprare da MTV con tutta la sua famiglia avvicinandosi ancora più grottescamente ai suoi fans.

Ozzy Osbourne. Un marchio di fabbrica che se viene ascoltato cambia la vita, con la sua voce nasale, con i suoi Black Sabbath, con la tragica storia del suo chitarrista Randy Rhoads. Su e giù dal mondo, dai palchi, dai bagni di folla.

Ozzy sì è fatto di tutto e non lo nasconde minimamente “Ho fatto il pieno di alcol, coca, acidi, Quaalude, colla, sciroppo per la tosse, Rohypnol, Klonopil, Vicodin e troppa altra roba […]In più occasioni ero fatto di tutte quante contemporaneamente”, è uno che si è sempre sentito diverso, mezzo sciroccato, con disturbi veri, uno però con un’umanità profonda,  capace, attraverso queste pagine, di inondare il lettore con un’energia  che va al di là della musica e della passione per i suoi dischi.

La forza reale di questa splendida autobiografia, che all’uscita balzò subito al secondo posto tra i libri più venduti in America, è la sua rozza essenza terrena, prima dello star system, prima delle folle, della fama, prima e durante e dopo. L’uomo Ozzy vince su tutto, anche sul frontman, su sé stesso. Il suo amore per la vita, per la famiglia (unita come mai vorrebbe una qualsiasi moderna idea perbenista) lo rendono uno di casa, eccentrico ma lodevole, forse addirittura ingiudicabile.

Un libro con una sua discesa divisa in due semplici parti: Le Origini e Ricomincio da capo. Pellicola fatta di carta che fa scrutare il backstage grazie a un inserto fotografico ghiotto, ricco, da guardare e riguardare.

C’è tutto. Per tutti. Per chi è di vecchia data, per chi ha sentito parlare dei padri del doom, per chi lo ha visto apparire in “Morte a 33 giri”, per chi se l’è ritrovato in cyclette su MTV e per chi non può fare a meno di resistere alla splendida foto di copertina che sembra indicare il lettore e gridargli “Ehi tu! Guarda chi c’è qui!”.

Se la sua storia doveva essere raccontata da qualcuno non poteva che essere raccontata dalle sue labbra. E qui troverete soltanto la verità, nient’altro che la verità…

ALex per l’Alchimista
officinaalchemica@libero.it
Ogni mercoledì alle 11.30 e alle 17.00 Libri, cinema e fumetti su http://www.radiocentrofiuggi.it

IO SONO OZZY
Ozzy Osbourne con Chris Ayres
Arcana Edizioni- pp.gg. 319- euro 18,50- 2010

Hibagon-And the quest for the creature previously known as Moughra the Guardian

L’Hibagon fa parte della tradizione del  Giappone, è il loro Big Foot, il corrispettivo dell’estremo oriente dell’uomo delle nevi, che qui diventa un prezioso e sperimentale due di heavy-psy-stoner rock targato Bergamo. Un progetto assolutamente convincente per attitudine, energia e follia programmatica.

Chitarra e batteria che ci lanciano in un vortice continuo di sonorità sci-low-fi, tra spazi siderali e film di Russ Meyer -condite da un pizzico di “Heavy Metal” di Gerald Potterton- in un lungo tessuto narrativo fatto di schemi precisi che vengono completamente lacerati da sfuriate fameliche e urlanti, con circonvoluzioni e avvitamenti ritmici.
Il pensiero viene decisamente messo da parte nell’ascoltare questo disco grandioso, sontuoso e al tempo così scarno, che conduce là dove nessun uomo è mai stato prima, per cercare quella creatura conosciuta come Moughra il Guardiano.

Affascinante e delirante romanzo musicale che ho già quasi distrutto.

ALex
Back in Black
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Dai nostri archivi: HERR THODDE

In 13 anni a Back In Black ne abbiamo combinate, ma soprattutto c’è stata l’opportunità (anche al tempo del vecchio sito) di poter intervistare molti protagonisti della scena musicale underground nostrana.
Tra questi THODDE, di cui abbiamo perso le tracce ma non il ricordo e che celebriamo riproponendo la sua intervista  dell’A.D. 2004.
Buon divertimento e se qualcuno sa che fine ha fatto ce lo comunichi!

ALex
Back in Black
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Thodde: cosa si nasconde dietro questo nome e come nasce?

Come spesso succede, la mente di un musicista è sensibile nel ricevere stimoli dai più svariati avvenimenti della sua vita, anche i più insignificanti. Thodde è qualcosa che ha trovato me, molto ironicamente, non ha un significato specifico ma riguarda la fine delle cose terrene, il mio ideale ed immaginario archetipo. E’ l’esternazione del mio dolore.

Perché la scelta del black metal?

Penso che il Black Metal non sia una scelta, ma un “possessione”, se così possiamo definirlo, che alcuni hanno dentro e li indirizza verso questo stile di vita. Non è solamente musica od immagine, ma un modo personale di percepire la realtà. Purtroppo in molti questi non lo capiscono, pensando di dimostrare con corpse-paint e distorsioni estreme il loro essere True. Questa concezione non mi interessa.

Il tuo black metal viene visto sotto l’ottica del maiale. Ci parli di questo concetto?

L’idea del Maiale per i Malnatt (nostri alleati) o più specificamente del Cinghiale nel nostro caso, è una personificazione del nostro essere selvaggi e liberi da condizionamenti; la “Bestia Nera” (citando liberamente Ildjarn, nostra grande ispirazione) è il nostro animale Totemico. L’ Umbria è nota anche come la terra del lupo e del cinghiale (i poveri ed ignari frequentatori di S.Francesco di Assisi ah..ah..) quindi quale miglior scelta per noi?

Da cosa nascono i tuoi lavori e come ti rapporti ad essi?

Come detto in precedenza, i miei lavori nascono dal mio bisogno di esternare la mia lacerazione, la mia personale visione di un genere come il Folk Black Metal, che se ben compreso può ancora dire molto. L’ Italia, con le sue tradizioni rurali e contadine, potrebbe essere un paese con un immenso potenziale in questo ambito, spero che sempre più musicisti “estremi” se ne rendano conto. Alla base di tutto, comunque, c’è il mio spassionato Amore/Odio verso la mia terra d’origine, l’Umbria.

Dicci delle tue ultime novità

Abbiamo fuori da qualche settimana lo Split con i Malnatt “Necro Swine Black Metal”, composto da 10 tracce di puro Folk/Swine Black Metal; il suono è molto più professionale e killer che in passato. E’ ancora presto per tirare delle conclusioni, ma sembra che la stampa specializzata, finora, lo abbia recepito ottimamente. Spero di riuscire, per Settembre, a trovare dei musicisti seri e con la giusta abitudine per trasformare i Thodde da one-man Band a vera e propria Live band. Suppongo che uno Show dei Thodde, così come lo concepisco, sarebbe qualcosa di altamente Self-Inflictioned.

Come è stato concepito lo split con i Malnatt?

Siamo entrati in contatto con i Malnatt sul finire del 2003, visto il reciproco interessamento verso le nostre releases Con il passare del tempo, e dopo vari incontri, ci siamo accorti di avere in comune il concept animalesco ed anticonvenzionale, nonchè idee musicali molto vicine. Per quanto riguarda la nostra parte nello Split, ti posso dire che i pezzi erano già stati completati nelle sessioni di registrazione dei nostri precedenti Demo, quello che ho fatto successivamente non è stato altro che rifinire e ridefinire il Sound in digitale.

Cosa pensi dell’attuale panorama black

In molti tra i “grandi” stanno riciclando loro stessi ed il loro Sound, alcuni fans (la maggioranza,per la verità) apprezzano questo in quanto ancorati alle loro sicurezze. Una nuova scena Underground sta venendo fuori, con molte band statunitensi…purtroppo…come Leviathan e varie della scuderia Moribund. La cosa più triste è che tutti i gruppi-elementi cardine del Pagan Black stanno scomparendo, vedasi  Bathory, Otyg, Windir, Einherjer ecc. Evidentemente gli Dei li rivogliono per sé stessi ah..ah.. R.I.P. Valfar, hail Heidra Windir.

Come dice Mephisto: fai il tuo momento d’odio e fuori dai …..

Support Umbrian NecroFolk, We’re the Black Beast, we’re the Wild-Bores. Grazie a B.i.B. per l’intervista and “Keep to support the Underground”.

Joe Bonamassa- “Different Shades of blue”

C’è un problema: io amo la musica di Joe Bonamassa.
Ho studiato  l’artista, l’ho seguito fin dai suoi esordi: era così strano vedere questo ragazzo italoamericano suonare questo rock-blues contaminato con tanta passione e attitudine da sembrare un bluesman del Mississippi.

Come tutti i fan aspettavo questo nuovo LP con ansia e con l’orecchio pronto a cogliere qualunque calo di tensione o di motivazione.

Joe Bonamassa, invece, ha di nuovo fatto centro: “Different Shades of Blue” è un disco straordinario.

In uscita il 22 Settembre per Mascot Records/ Provogue il CD si apre con una intro di un minuto (Hey baby) che ci fa capire di che pasta sarà fatto il disco: tra chitarre blues, riffing dal gusto classic rock, Hammond e batteria decisa e puntuale.

“Oh beautiful!” è un brano di chiara ispirazione Seventies e rende il giusto tributo ai grandi padri fondatori, leggasi Led Zeppelin, Deep Purple e compagnia schitarrante.

Il genio di Joe spazia in tutti i campi e lo si avverte già dal terzo brano, dal gusto decisamente funk, “Love ain’t a love song”, mentre si torna al rock blues dalla traccia 4 in poi fino a giungere alla tiletrack (traccia numero 8 ) in cui il nostro ci regala un ballad/mid tempo di rara bellezza.

“Differente shades of blue” infatti, ricorda il mood del Joe Cocker migliore con un ritornello vincente, strofe sostenute da un lavoro straordinario di chitarra e spunti solistici di sicuro effetto.

Con “Get back my tomorrow” Bonamassa torna al suo grande amore: il blues e si ripete in “Trouble town”.

Il disco potrebbe concludersi qui, invece, Joe osa e ci regala un gran finale con “So, what would I do”: una blues ballad che poggia su una stupenda armonia di pianoforte sulla quale Joe canta in maniera esemplare e struggente. Ad impreziosire un brano già di per sé molto bello ci pensa un assolo di chitarra composto di poche essenziali note, ma assolutamente perfette.

Joe Bonamassa è già stato candidato ai Grammy Awards, beh, sarebbe proprio il caso che “Different shades of blue” portasse a casa il grammofono dorato.

Spettacolare!

David Palombi
Back in Black
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Alejandra Burgos presenta i FYRE!

Alejandra Burgos, carismatica cantante/chitarrista argentina di talento presenta la sua creatura i FYRE!
A fine 2013 Alejandra, insieme al batterista tedesco Lars Ratz e il chitarrista spagnolo Tolo Grimalt, ha dato alla luce  le 15 canzoni che compongono Missy Powerful il nuovo album in uscita il 24 Ottobre sulla loro stessa etichetta Flaming Passion Music distribuita in Italia tramite AFM/AUDIOGLOBE.
Questa rocker latina è la prima di quattro figli di una famiglia di musicisti, il padre le insegnò a suonare la chitarra a soli 5 anni e ben presto Alejandra iniziò a scrivere le prime canzoni. A 15 anni iniziarono le sue performance dal vivo in locali blues e da allora non si è più fermata arrivando, nel giro di pochi anni, ad esibirsi sui palchi di mezza Europa tra i quali anche i prestigiosi e leggendari100 Club di Londra e il The Cavern Club di Liverpool dove i Beatles iniziarono la loro carriera.
La sua energia esplosiva è inarrestabile,  preparatevi aiFYRE! e al loro rock travolgente!
Date Italiane di supporto ad Anastacia:
27 Ottobre   Milano – Fabrique
29 Ottobre Roma – Auditorium Parco Della Musica S. Cecilia
30 Ottobre   Firenze  – ObiHall
1 Novembre  – Padova Gran Teatro Geox

Rock On/Back in Black
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Nuovo album per i BLACK CAPRICORN

ALTRO GIRO DI NEWS CON GLI ITALIANISSIMI BLACK CAPRICORN, CHE DALLA SARDEGNA STANNO ARRIVANDO CON UN NUOVO ALBUM E INTANTO OFFRONO IL LORO PRIMO VIDEO.

Back in Black
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Cult of Black Friars è il primo video estratto da “Cult of Black Friars”, il nuovo album dei sardi Black Capricorn in uscita tra le fine di settembre e l’inizio di ottobre per Stone Stallion Rex (in LP). Di seguito la copertina dell’album realizzata da Vance Kelly (che ha realizzato lavori per Down, Graviators, The Sword…).

BLACK VEIL BRIDES

RICEVIAMO TANTI COMUNICATI E NATURALMENTE CERCHIAMO SEMPRE DI DARE LO SPAZIO NECESSARIO A TUTTI I GENERI, LE BANDS, I PROMOTER, LE ETICHETTE E GLI ALBUM.
OGGI TOCCA AI BLACK VEIL BRIDES, CON UN RITORNO IN GRANDE STILE.

BUONA NEWS.
Back in Black
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I rocker di Los Angeles Black Veil Brides stanno per fare ritorno con il quarto album in studio. Black Veil Brides verrà pubblicato il 28 ottobre su Spinefarm Records/Universal. Il disco è stato prodotto dal leggendario Bob Rock, conosciuto per avere lavorato su album di enorme successo come il Black Album dei Metallica e Dr. Feelgood dei Mötley Crüe. Il disco contiene alcune delle canzoni più aggressive e varie mai scritte dalla band. L’opener e primo singolo “Heart Of Fire” unisce l’attacco delle due chitarre, sorretto da una terremotante sezione ritmica, con un testo dal messaggio positivo, come è tradizione per il gruppo. I pre-ordini di Black Veil Brides saranno disponibili dal 17 settembre. La copertina è stata disegnata dall’amico e collaboratore di lunga data Richard Villa.

La tracklist di Black Veil Brides è

1.    Heart Of Fire
2.    Faithless
3.    Devil In The Mirror
4.    Goodbye Agony
5.    World Of Sacrifice
6.    Last Rites
7.    Stolen Omen
8.    Walk Away
9.    Drag Me To The Grave
10.  The Shattered God
11.  Crown Of Thorns

I Black Veil Brides hanno continuato ad accrescere la loro fanbase “BVB Army” fin dal primo album We Stitch These Wounds. La loro canzone di debutto “Knives And Pens” ha ottenuto oltre cento milioni di visualizzazioni su YouTube. La band ha anche pubblicato due dischi ben accolti dalla critica come Set The World On Fire e Wretched And Divine: The Story Of The Wild Ones. L’ultimo lavoro ha debuttato al #7 della Billboard 200, vendendo oltre 42.000 copie la prima settimana dall’uscita e si è piazzato al #1 della iTunes Top Album Chart e della iTunes Rock Chart. I Black Veil Brides hanno recentemente vinto un premio per i “Most Dedicated Fans” all’Alternative Press Music Award tenutosi a Cleveland. Questo premio va ad aggiungersi ai numerosi Kerrang awards e a tre Revolver Golden God Awards.

I Black Veil Brides sono Andy Biersack (voce), Jake Pitts (chitarra), Jinxx (chitarra/violino), Ashley Purdy (basso) e Christian “CC” Coma (batteria).

Avete fino alle 18.00 di oggi per correre al Rumblers City Light

Foto di proprietà di A.P.
Foto di proprietà di A.P.

Siamo appena tornati dopo una bella 4 ore a Milano, sul Cavalcavia Bussa (a due passi dalla fermata Garibaldi della metro), al Rumblers City Lights. Organizzato dal capitolo milanese del celebre club, ci siamo tuffati in un’atmosfera perfetta per chi ama il gusto retrò dell’automobilismo, delle moto mescolato ad un’attitudine anni ’50.

Foto di proprietà di A.P.

Tra meraviglie su due, quattro ruote, ci siamo aggirati bevendo birra e mangiando gli splendidi hamburger di DENNIS KD HOUSE. Con partecipanti anche dal resto del mondo abbiamo lustrato gli occhi sulle macchine presenti, veri e propri gioiellini di un tempo dimenticato, gettando uno sguardo curioso anche sugli stand specializzati e con la voglia di farsi dare una bella ripulita grazie al corner di BULLFROG.

Foto di proprietà di A.P.

Musica ad hoc per un appuntamento che ancora potete non perdere!

ALex
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Info:backib@libero.it

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KEVLAR BIKINI e Rockabilly-Core

Overdub Recordings è lieta di annunciare l’entrata nel proprio roster dei Kevlar Bikini, band croata dedita ad un trascinante Rockabilly-Core.

Hi-Fi Or Die è il secondo album della band ed uscirà in anteprima mondiale sul mercato digitale il 29 settembre, distribuito da Code7/PHD.

Mixato da Tomas Skogsberg (Entombed, Refused, Hellacopters, At The Gates, Backyard Babies, etc.) at Sunlight Studio (SWE) and masterizzato by Pelle Henricsson (Refused, Meshuggah, Poison the Well, In Flames, Raised Fist, etc.) at Tonteknik Recording (SWE), il disco è una furiosa ed accattivante commistione di rockabilly, hardcore, surf, punk e metal.

Dopo l’anteprima digitale, Hi-Fi Or Die sarà disponibile esclusivamente in vinile e verrà licenziato da Overdub Recordings in autunno, distribuito da Code7/PHD.
A questo link è disponibile il lyric video del primo singolo “Summer Of Hate”:https://www.youtube.com/watch?v=VU04wFNCVOo

https://www.facebook.com/kevlarbikinizg

http://www.overdubrec.com

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