Stigmhate- Zodacare Od Zodameranu

Arrivo dopo aver macinato ore di ascolto di Zodacare Od Zodameranu, finalmente a parlare degli Stigmhate, con la luttuosa notizia della scomparsa del frontman/chitarrista Marco Gambicchia ancora incombente.
La cosa mi ha fatto pensare se scriverne oppure no e dopo aver fatto passare qualche giorno ho deciso di onorare il ricordo con la recensione dell’album.
Innanzitutto -per chi non fosse avvezzo a tali tematiche- il titolo cita apertamente un passaggio ripetuto nelle 19 chiavi enochiane, riviste anche dal nostro Crowley ed è chiarificatore per quelle che sono le insistenze esoteriche e oscure di un album di grande impatto.

L’opener Aetherion immerge nell’invocazione obnubilante di una voce galasiana per certe modulazioni e non fa altro che aprire la strada ad una micidiale The third Obsidian incessante e inarrestabile nella sua calata verso l’ascoltatore. Una scure scagliata con forza che anche nei passaggi più melodici, si dimostra affilata e letale.
Ave Averno in Genesi Nema continua il viaggio intrapreso da questa band monolitica, credebile in ogni nota eseguita e nel songwriting che alcune volte si colora di death metal nordico.

Il muro del suono si innalza blasfemo con il gioco forza della sezione ritmica e delle chitarre annichilenti in canzoni come Mistress of bone’s Mounds, Pleroma Apocrifa Mistica, Adamas Ater che racchiudono in sé un groove vorace, avvolgente, una specie di occhio del ciclone in cui si manifesta potenza e perdizione come rappresentato nell’artwork -tra Blake e Bosch- una demone che divora e rigetta corpi umani, anime mortalmente immortali.

The Templetoth con un riffing “orientaleggiante” in certe dimensioni riporta alla mente anche l’old school del genere,  ma non solo, dell’heavy metal più monolitico e graffiante e compone una triade perfetta con Radiant Darkness e May the cursing be.

Le conclusive Feralis Exercitus e XV siglano la fine (se non calcoliamo la bonus Abraxas) di una release dinamica, vivifica, concreta che fa ben sperare per la scena nostrana del black metal e per quella internazionale.
C’è stato qualcosa nella furia degli Stigmhate che mi ha riportato alla mente i Watainanche per la mobilità delle proprie architetture sonore. Sono rimasto contagiato dal lavoro dei vicentini, che hanno saputo non dissipare energia, violenza e filosofia nella produzione e creazione di ZOZ e l’intero lavoro si pone come una preziosa gemma nera che una volta accolta sarà Signora e Padrona Assoluta.

E ora “Muovetevi e Apparite!” Voi, anime perdute. Voi, oscuri presagi. Voi, esseri lontani dai luoghi comuni. Voi, schiere degli Stigmhate.

ALex
Back in Black
info:backib@libero.it

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