Per una storia del Black Metal: Lords Of Chaos e Black Metal Oltre le tenebre

Nell’immaginario collettivo dei più il black metal ha rappresentato e forse ancora oggi rappresenta, la vetta massima di uno stile musicale che possa far confluire tra le sue lucide spire occulto, rivolta, satanismo, depravazione e pura malvagità. Per altri è invece l’apice di un rinnovamento che è cominciato negli anni ’90 come vero e proprio movimento rigenerativo di un panorama musicale che pareva prossimo allo stantio e che poi- tra alti e bassi- è giunto sino ad oggi, uscendo (anche troppo) da quella nicchia underground dove i suoi semi erano germogliati per buttarsi in una serra fin troppo artificiale. Altri ancora hanno sorriso, se non riso, davanti al rituale del corpsepaint e di fronte a una scenografia fin troppo roboante e poco credibile.

Ma cos’è il Black Metal realmente? Cosa, davvero, ha portato con sé fino al 2014? Chi lo ha rappresentato? È davvero l’onda sinistra che vuole essere o tutto era soltanto uno specchi distorto di un disagio e di una generazione?

In una sorta di viaggio filologico di genere atto a rispondere almeno in parte a queste domande, non si può prescindere dal volume LORDS OF CHAOS. La storia insanguinata del metal satanico (Tsunami Edizioni) di Michael Moynihan e Didrik Søderlind che risulta essere assolutamente indispensabile per approfondire le tematiche legate alla scena e i suoi protagonisti.

Avventurandosi in questo attento e indagatore volume di 380 pagine si apre uno dei capitoli della storia del metal più pesanti e controversi che abbiamo avuto, legato soprattutto alle vicende di morte e violenza che hanno caratterizzato la sua nazione d’origine.

La Norvegia è stata infatti patria e scenario di una serie di azioni atte a lasciare un segno indelebile nelle menti e negli album prodotti da quegli anni (i primi anni 90), cominciate con i roghi delle chiese locali, le cosiddette stavkirke costruite interamente in legno. La prima quella di Fantoft il 6/06/1992.

Il gesto –leggendo il libro- si colloca all’interno di un contesto sociologico anti-cristiano, contro un sistema dispotico di intromissione nel mondo pagano del Nord, contro l’innaturale conversione imposta nel corso dei secoli per dare un segno di riappropriazione delle proprie radici pagane, passate.

Ma questo viene con sé nella lettura, nell’approfondimento, perché dalle prime battute dei protagonisti i discorsi legati ad una mitologia atavica erano scarsi e mal compresi. All’inizio l’eccesso era tutto. La malvagità vera. Un satanismo prodromico di quella che sarebbe stata la vera evoluzione – anche intellettuale – di moltissime band e personaggi del black metal, che , a conti fatti, durante la propria evoluzione scherniscono il nome stesso di Satana come rappresentazione di un contestatore avversario di Cristo e quindi, a sua volta, imposizione giudaico-cristiana. Dicevamo, il principio fu quindi scandito dal farsi beffa del perbenismo imperante in una società opulenta, priva di scosse e nel creare una sorta di pantheon oscuro in cui i membri avevano i loro dei e i loro templi.

Numi tutelari di questa nuova genesi norvegese Oystein Aarseth (l’Euronymous dei Mayhem), Varg Vikernes (Burzum) entrambi legati da un filo doppio che li ha portati dapprima ad essere vicini e poi a convergere per poi rientrare fortemente in collisione, fino al tragico epilogo che tutti gli appassionati conoscono, ovvero la morte del primo per mano del secondo con diverse coltellate (la più letale, l’ultima, inferta alla testa di Euronymous). Ma prima ancora di arrivare all’omicidio, forse il primo incendio oscuro fu appiccato dal suicidio di Dead, dalla sua ossessione per i cadaveri, dal suo primo corpsepaint che gettò involontariamente tutti i canoni- anche stilistici- del futuro del black metal.

I roghi erano stati lanciati come sfida, il Black Circle norvegese, capitanato da Oystein dal suo negozio di dischi HELVETE (Inferno) si muoveva compatto e fuori dalle righe, in una gara parossistica che non poteva non degenare facendo intanto proseliti in tutta europa e creando epigoni.

L’omertà nella scena era quasi totale, la polizia brancolava nel buio e il terrore cominciava a scorrere lungo i discorsi pacifici dei cittadini e delle pubbliche cariche.

Senza addentrarmi nei meccanismi di supremazia che esistevano, senza raccontarvi degli altri omicidi, resto fermo sui due nomi di riferimento, in quanto Euronymous creò in gran parte la mitologia della scena ma fu Varg a dettarne le leggi più ortodosse, più concrete e certamente più coerenti.

Varg si trova al centro di un circo mediatico per l’omicidio del suo ex compagno d’arme (giustificato come “preventivo” in quanto aveva saputo che gli sarebbe accaduto lo stesso se non avesse agito per primo) e lo cavalca stoico, si assunse il ruolo di Loki (il dio dell’inganno degli Aesir), rivelando il vero fulcro delle sue azioni vandaliche (il ritorno di Odino, il mostrarlo nuovamente ai norvegesi) e consacra il suo mito a suon di dichiarazioni di stampo antisemita, nazista e fascista, nazionalsocialista in definitiva. Carica il suo fardello il più possibile. Diventa il capo che in molti aspettavano.

I due scrittori illustrano quindi l’ascesa del black metal e le sue connotazioni e contaminazioni con il mondo dell’estrema destra così come del satanismo naturalista, del paganesimo nordico e il ruolo di Varg è quello di crocevia di riflessioni e infrastrutture dialettiche e reportistiche utili allo svolgimento dell’analisi condotta.

Oltre al mondo dell’estremizzazione politico/filosofica (dove entrano in campo numerose ragioni e ideologie) anche l’occultismo gioca la sua parte nel contrappeso di questa bilancia notturna.

Ripetendomi, Satana esce fuori dalla porta nell’intenzione di grande avversario di Cristo e si ricolloca al centro di un’esperienza di ricerca più interiore, in una sorta di anarco – individualismo da condividere e perpetrare attraverso la musica, l’esistenza e gli studi.

Si arriva così – attraversando nazioni, scene e fattacci fuori dal nord europa- al confronto con il resto del mondo, al gruppo “terrorista” che dà nome al libro, attraverso sezioni per ogni sfaccettatura dell’argomento, tra sussulti della mente… perché molto spesso ci si trova estremamente d’accordo con alcune posizioni filosofiche tese all’accentramento dell’essere umano e del proprio miglioramento in ogni direzione piuttosto che in altre che sono di pura ribellione, rifiuto di imposizioni che non appartengono a determinate società.

Con le interviste, le appendici, le centinaia di fotografie, i capitoli dedicati, LORDS OF CHAOS conduce nei meandri più nascosti dell’animo umano, regalando un senso di spaesamento per le proprie congetture e forse un fortissimo senso di estatica nausea. Un libro che colpisce in un affondo interminabile lo stomaco perbenista di qualsiasi lettore con la sua onestà intellettuale e la sua forza contenutistica.

 

Il perfetto seguito di questa lettura è certamente è BLACK METAL. Oltre le tenebre (Arcana Edizioni), saggio corale con docenti universitari, giornalisti, artisti e scrittori che hanno riunito in un unico testo il compendio –attraverso l’uso della divisione dei compiti, di sprazzi di storia orale e semi interviste- necessario per affrontare la terza ondata del black metal (la prima era stata negli anni ’80 con band come i Venom, che ne avevano lanciato dei fuochi di avvistamento; la seconda nei ’90 come abbiamo visto e a seguire dal 2000 ad oggi la terza).

La missione è chiara sin dall’introduzione, capire cos’è il Black Metal, concentrarsi sul post Varg, sulle nuove frontiere, le nuove forme espressive, i nuovi volti e le “nuove” scene come quella del BMS (Black Metal Statunitense).

E parlando di queste ce ne sono moltissime e di grande influenza che vengono dall’Italia, dalla Grecia, dai paesi dell’Est, dalla Russia, dalla Francia. Ognuna con il suo segno distintivo, ognuna con la sua aura così intracciabile, un lampo nel cielo del Nord che però a rischiarato tutto il globo, portando un’estasi cognitiva di miliardi di kw nelle menti febbricitanti di moltissimi che volevano spezzare le catene imposte da regimi, stili di vita, anacronismi viventi e falsi futuri.

Interessante percorrere le strade alternative e interpretative dello stile, in queste pagine, con interviste a grafici, artisti, con connettività anche molto altisonanti che riguardano schematizzazioni conoscitive simili a gnoseologia pura o a dissertazioni sul vero senso dell’individualismo; arriva quindi l’isolazionismo, l’avanguardia musicale che conduce al drone e a recessi ipnotici del primo black metal investiti da nuova linfa immaginifica, che porta gli Ulver-ad esempio- ad essere ancora “Black Metal” ma in un modo più maturo, lontano eppure vicinissimo alle intenzione della prima maniera; ci si contorce attraverso il respiro dei concept grafici o della proposta di cataloghi musicali esclusivamente in Cassetta, tutto con foto (eccessivamente nere!) a dare un riferimento visivo a quanto si legge.

Si chiude quindi un cerchio con questo saggio, che completa (prendendo varie citazioni da esso) il testo LOC e che rende ancora più attuale e vivo il discorso intorno a questo stile musicale e ai suoi gruppi.

Per capire il B.M. e individuarne la vera essenza, forse non basta la lettura, ma di certo, questo tipo di lettura conduce ad una lucidità necessaria per interpretare il vero genius loci di questo movimento, che nonostante tutto continua a morire – a detta di molti- ogni giorno per rinascere alla sera successiva in un infinito rincorrere l’assoluto. Vuoto, dolore, male…fate voi, ma comunque l’Assoluto.

ALex

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