CS: Alma Latina e Roma: tra storie, canzoni, vizi e passioni

Ideati e scritti dalla compagnia teatrale L’eco dei Sanpietrini

Spettacoli teatrali e musicali ispirati alle tradizioni folkloristiche di Spagna e Italia.

Le storie s’ispirano ai grandi classici come Lorca e Aldo Fabrizi.

Tra i pezzi interpretati, Roma nun fa la stupida stasera, Sempre di Gabriella Ferri e il tributo di Lando Fiorini ad Anna Magnani.

Protagonista indiscusso dello spettacolo Alma Latina è il flamenco.

Venerdì 05 settembre 2014 ore 21:00

Piazza Trento e Trieste

Teatro Comunale

Ingresso libero

Alma Latina

Tre ragazze, un provino, una città magica, Sevilla. Ma soprattutto la voglia di rimettersi in gioco, di ricominciare da capo al ritmo sensuale e tenace del flamenco. Alma Latina, è il quarto spettacolo della compagnia teatrale L’ Eco dei Sanpietrini, scritto da Lavinia Lalle e Sarah Mataloni, è una commedia frizzante dal sapore iberico che unisce recitazione, musica e danza.

La solennità dei classici del teatro spagnolo e la spontaneità delle tre protagoniste si amalgamano per dare vita ad uno spettacolo capace di unire differenti anime: la malinconia e la sofferenza tipica delle parole di Lorca, la vivacità e l’esuberanza di Almodovar, le riflessioni e i pensieri delle tre ragazze che lentamente si svelano.

Protagonista indiscusso dello spettacolo è il flamenco: con la sua forza prorompente, l’energia di questa danza accompagna le ragazze nel loro percorso artistico e individuale, evidenziandone stati d’animo, emozioni e pensieri.

Di: Lavinia Lalle e Sarah Mataloni

Con la partecipazione di, in ordine alfabetico: Raffaella Martella, Emanuele Parlati e Martina Venanzi.

Roma

tra storie, canzoni, vizi e passioni: Il Progetto nasce da un’idea di Sarah Mataloni e Lavinia Lalle, di voler riportare alla luce, la densa ma sepolta identità romana, attraverso le canzoni, le poesie e i personaggi che hanno reso la città eterna, grande agli occhi del mondo, rispolverando vecchi testi poetici come; Belli e Trilussa, le ricette della Sora Lella e gli aneddoti di Aldo Fabrizi.

Lo spirito che anima le due ideatrici e protagoniste dello spettacolo e del progetto, è goliardico, gigionesco, ma alla base c’è un’originale e inedita ricerca del passato, volta a valorizzare un patrimonio culturale non solo popolare. Le due artiste vogliono regalare a un pubblico un assaggio della romanità, di Roma, dei vizi, e delle sue beltà attraverso le parole di artisti, poeti, attori, cantautori, che l’hanno resa grande negli ultimi due secoli.

Tra i pezzi interpretati, Roma nun fa la stupida stasera, Sempre di Gabriella Ferri e il tributo di Lando Fiorini ad Anna Magnani. La sfida proposta dalle autrici e ideatrici non è banale, se si pensa che in poco tempo il pubblico dovrà ridere, commuoversi e farsi coinvolgere in questo intenso cammino verso il cuore pulsante della nostra nazione. I musicisti interpretano la tradizione romana dei vecchi menestrelli e dei cantastorie trascorrendo, come detta l’antica usanza, liete serate nelle osterie, tra un buon bicchiere di vino rosso e uno stornello.

L’originalità dello spettacolo risiede non soltanto nella varietà dei generi artistici presentati, ma anche nel fatto di non voler essere didascalico. Il pubblico dovrà quindi individuare, nei brani e nelle canzoni proposti, i vizi, le passioni e i pregi che caratterizzano il tessuto sociale romano che, nonostante il trascorrere del tempo è rimasto inalterato negli ultimi secoli.

Di Lavinia Lalle e Sarah Mataloni

Con la partecipazione del chitarrista Aldo Massimi

ALex per l’Alchimista
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In anteprima il video dei Red Shelter

PUBBLICHIAMO IN ANTEPRIMA IL VIDEO CHE ACCOMPAGNA IL DEBUTTO DEI RED SHELTER (DI CUI VI PARLEREMO IN QUESTI GIORNI) E DEL LORO SOUND BRIT-ROCK-POP-ELETTRONICO; UN MIX CHE STIAMO ASCOLTANDO MOLTO VOLENTIERI E CHE ASCOLTERETE PROSSIMAMENTE SIA A BACK IN BLACK CHE DURANTE IL NOSTRO PALINSESTO.
INTANTO BUONA VISIONE.

ALex
Back in Black
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What Will You Find è il videoclip che accompagna il debutto discografico dei Red Shelter “Nothing More…Nothing Less”, per la regia di Ermanno Bonazzi.

Il disco appena licenziato da Overdub Recordings (alternative department di Worm Hole Death) è distribuito in tutta Europa da Code7/PHD.

Il viaggio, percorrendo le varie anime del rock britannico, è sorprendentemente lineare e diretto.

L’asse portante dell’intero lavoro è la melodia, contornata dal sound potente e brillante, che fonde chitarre e synth, retti dalla prorompente sessione ritmica.

http://www.redsheltermusic.com/
https://www.facebook.com/redsheltermusic
http://www.overdubrec.com/

Godsmack-1000 HP

Godsmack. Tornano i bostoniani rockers che con il loro nuovo album  (dal 2 settembre) dimostrano di aver oramai consolidato una struttura indistruttibile di fan e credibilità e che entrando al numero 1 della US iTunes Rock Chart in America e debuttando al numero 3 della Billboard Top 200 all’uscita del disco, credo che lo abbiano fatto capire anche ai muri. Una produzione eccezionale siglata Dave Fortnam.

La direzione del nuovo lavoro è presto detta: hard rock allo stato puro, con venature metal-grunge. Suono monolitico, riff macinanti, potenza e velocità come da artwork del disco, ma come l’automobile della cover, vecchio stile.
Infatti l’attitudine a rinverdire le origini della band si respira in canzoni come FML o WHAT’S NEXT, ma in tutte le tracce ci sono spunti e intuizioni moderne (LOACKED AND LOADED), songwriting accattivante -con cori da arena- e una coesione totale di intenti e sound, anche in ritornelli più mainstream come quello di SOMETHING DIFFERENT.
1000 HP è assolutamente in your face e difficilmente si potrà resistere a questo lavoro potente, diretto, che rappresenta (nelle parole dei musicisti) un chiaro ritorno alle strade di Boston e un continuo viaggio, prepotente e implacabile, su quella dell’hard rock più monolitico.

ALex
Back in Black
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Tracklist:
01. 1000hp
02. FML
03. Something Different
04. What’s Next
05. Generation Day
06. Locked & Loaded
07. Living In The Gray
08. I Don’t Belong
09. Nothing Comes Easy
10. Turning To Stone
11. Life Is Good (International Bonus Track)

Line-up:
Sully Erna – vocals
Tony Rombola – guitar
Robbie Merrill – bass
Shannon Larkin – drums

SIXX A.M.: “Modern Vintage”

“Modern Vintage” è il nuovissimo album della band capitanata dalla leggenda del rock Nikki Sixx.

Con i suoi Motley Crue ha da poco affrontato un tour d’addio, ma l’infaticabile bassista ha dato alle stampe, insieme a DJ Ashba (chitarra) e James Michael (voce, tastiere e batteria) questo nuovo lavoro.

Il titolo potrebbe far pensare ad una bieca mossa commerciale: si sa che questi giochi di parole fanno presa sui kids e su una fetta di pubblico più avvezzo al mainstream rock, tuttavia il CD è davvero bello.

Di “modern” c’è sicuramente la produzione: bombastica, super dettagliata, potente… provate ad aumentare il volume dello stereo e rimarrete basiti, poiché la qualità del suono non si perde pur alzando al massimo.

Il motivo? Semplice: mixing e mastering perfetti.

Se la produzione perfetta potevamo darla quasi per scontata visti i personaggi coinvolti nel progetto, dove potevamo avere qualche dubbio era nella stesura delle signole songs, ma solo perchè dopo aver suonato per quasi tre decenni di fronte a tutto il mondo ed aver composto dischi memorabili, temevamo che Sixx potesse ricalcare alcuni clichè.

Siamo stati, per fortuna, smentiti: le composizioni, infatti, pur strizzando l’occhio al grande rock (“vintage”) riguardo l’utilizzo di alcune soluzioni armoniche, hanno una freschezza straordinaria.

Sembra quasi di trovarsi tra le mani un disco ibrido: AOR/Mainstream Rock/Funk/Hard Rock/Hair Metal/Blues/Classic Rock fusi in un unico genere e se avete bisogno di un’etichetta, potremmo definire questo LP Radio Hard Rock e per come la vede il sottoscritto ci troviamo di fronte all’evoluzione dell’Arena Rock: finalmente un gran disco come non se ne sentivano da un po’.

Avete bisogno di una colonna sonora? Provate l’opener track”Stars” o il singolo “Get it right” (qui il videoclip https://www.youtube.com/watch?v=HaUm0FwtST8)

Bisogno di sensazioni forti? Da “Relief”, passando per “Let’s go” o “Give me a love”, avrete l’imbarazzo della scelta.

Siete dei romantci? Eccovi servita “Drive”, cover dei The Cars.

Ci sono anche un paio di sorprese “Get ya some” e la conclusiva “Before it’s over”: la prima dal sapore cantautorale (personalmente mi ha riportato alla mente un certo periodo di Tom Waits); la seconda divertente, dal respiro festaiolo e vagamente countr: con i fiati a rendere il tutto divertente e godibile, chitarre e mood che ricordano i Queen dei Seventies quando componevano canzoni come “Bicycle race” o “Fat Bottomed Girl” o “Killer Queen”.

In “Before it’s over” Ashba dimostra che un chitarrista non è solo pura tecnica e assoli a 300 all’ora, ma anche e soprattutto cuore.

Il chitarrista, durante tutto il platter, macina riff, assoli, arpeggi e fraseggi con una naturalezza disarmante riuscendo ad essere sempre convincente, efficace e mai invasivo.

La prova vocale di James Michael è ottima: dimostra, infatti, ancora una volta, di sapersi muovere su tutti i terreni e ci offre una gamma di sfumature amplissima, dal puro rock fino ad un falsetto limpido e potente.

Nikki Sixx… beh, Nikki Sixx è leggenda ed ogni commento potrebbe risultare banale e superfluo. Il basso è sempre presente e contribuisce a costruire un muro di suono unico. Non è relegato a misero riempimento come spesso accade in altre produzioni rock.

Potenza, melodia, sentimenti, ritornelli vincenti e canzoni sopra la media: “Modern Vintage”, che uscirà il 7 Ottibre per Eleven Seven Music, è un album che non deve mancare nella vostra collezione.

Capolavoro… assoluto!

David Palombi
Back in Black
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Roberto Mandracchia- Vita, morte e miracoli.

Mirabolante per la sua essenzialità. Ritmico per il suo incedere quotidiano. Il romanzo del giovane Roberto Mandracchia edito da Baldini & Castoldi è un piccolo piacere da leggere che rende l’animo agrodolce.
Se da una parte il suo protagonista ispira simpatia e tenerezza dall’altra il paese che lo circonda, con la sua veridicità, rende aspra l’attesa degli eventi che arriveranno.
Canio Calicchia fa il guardiano del cimitero (come tutti in famiglia da generazioni) del paese di Retolo. Qui conduce una vita normale, tra alti e bassi che possono abbattersi su una mente semplice come la sua e che comunque affronta con stoica resistenza.
A Retolo tutto gira in maniera diversa nel momento in cui la vecchia Nunziatella Levo comincia a dire di parlare con Gesù, Madonna, anime del purgatorio e tutto il corollario.
Nascono gruppi di preghiera, arrivano personaggi equivoci, la televisione e anche il cimitero, con la sua storica forma a “Fica”, comincia ad essere di troppo, imbarazzante.
La minoranza diventa maggioranza, le idee si confondono fino a perdersi, le persone diventano estranee alla loro vita e al loro passato, tutto si sgretola verso un futuro affatto brillante.E Canio? Osserva, cerca di starne fuori e il suo starne fuori lo fa entrare sempre più dentro e quando anche difendersi diventa pericoloso bisogna trovare una soluzione.
Libro sulla stupidità umana, dei benpensanti, del gregge, ma anche punto della situazione nazionale.
Si legge veloce… nonostante il ginocchio valgo.

ALex per l’Alchimista
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La nostra madrina ad Agosto è Rap: Marika Esposito

Back in Black è metal e musica estrema da oltre 13 anni, ma nel nostro palinsesto settimanale c’è spazio per molti altri generi e la nostra madrina Marika con il grande Francesco Accardo (www.francescoaccardo.it) omaggiano l’anima rap di alcuni nostri programmi con questo scatto sfacciato.
La canzone scelta per questa foto da Marika è FIGHT THE POWER dei Public Enemy.

Back in Black
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Per una storia del Black Metal: Lords Of Chaos e Black Metal Oltre le tenebre

Nell’immaginario collettivo dei più il black metal ha rappresentato e forse ancora oggi rappresenta, la vetta massima di uno stile musicale che possa far confluire tra le sue lucide spire occulto, rivolta, satanismo, depravazione e pura malvagità. Per altri è invece l’apice di un rinnovamento che è cominciato negli anni ’90 come vero e proprio movimento rigenerativo di un panorama musicale che pareva prossimo allo stantio e che poi- tra alti e bassi- è giunto sino ad oggi, uscendo (anche troppo) da quella nicchia underground dove i suoi semi erano germogliati per buttarsi in una serra fin troppo artificiale. Altri ancora hanno sorriso, se non riso, davanti al rituale del corpsepaint e di fronte a una scenografia fin troppo roboante e poco credibile.

Ma cos’è il Black Metal realmente? Cosa, davvero, ha portato con sé fino al 2014? Chi lo ha rappresentato? È davvero l’onda sinistra che vuole essere o tutto era soltanto uno specchi distorto di un disagio e di una generazione?

In una sorta di viaggio filologico di genere atto a rispondere almeno in parte a queste domande, non si può prescindere dal volume LORDS OF CHAOS. La storia insanguinata del metal satanico (Tsunami Edizioni) di Michael Moynihan e Didrik Søderlind che risulta essere assolutamente indispensabile per approfondire le tematiche legate alla scena e i suoi protagonisti.

Avventurandosi in questo attento e indagatore volume di 380 pagine si apre uno dei capitoli della storia del metal più pesanti e controversi che abbiamo avuto, legato soprattutto alle vicende di morte e violenza che hanno caratterizzato la sua nazione d’origine.

La Norvegia è stata infatti patria e scenario di una serie di azioni atte a lasciare un segno indelebile nelle menti e negli album prodotti da quegli anni (i primi anni 90), cominciate con i roghi delle chiese locali, le cosiddette stavkirke costruite interamente in legno. La prima quella di Fantoft il 6/06/1992.

Il gesto –leggendo il libro- si colloca all’interno di un contesto sociologico anti-cristiano, contro un sistema dispotico di intromissione nel mondo pagano del Nord, contro l’innaturale conversione imposta nel corso dei secoli per dare un segno di riappropriazione delle proprie radici pagane, passate.

Ma questo viene con sé nella lettura, nell’approfondimento, perché dalle prime battute dei protagonisti i discorsi legati ad una mitologia atavica erano scarsi e mal compresi. All’inizio l’eccesso era tutto. La malvagità vera. Un satanismo prodromico di quella che sarebbe stata la vera evoluzione – anche intellettuale – di moltissime band e personaggi del black metal, che , a conti fatti, durante la propria evoluzione scherniscono il nome stesso di Satana come rappresentazione di un contestatore avversario di Cristo e quindi, a sua volta, imposizione giudaico-cristiana. Dicevamo, il principio fu quindi scandito dal farsi beffa del perbenismo imperante in una società opulenta, priva di scosse e nel creare una sorta di pantheon oscuro in cui i membri avevano i loro dei e i loro templi.

Numi tutelari di questa nuova genesi norvegese Oystein Aarseth (l’Euronymous dei Mayhem), Varg Vikernes (Burzum) entrambi legati da un filo doppio che li ha portati dapprima ad essere vicini e poi a convergere per poi rientrare fortemente in collisione, fino al tragico epilogo che tutti gli appassionati conoscono, ovvero la morte del primo per mano del secondo con diverse coltellate (la più letale, l’ultima, inferta alla testa di Euronymous). Ma prima ancora di arrivare all’omicidio, forse il primo incendio oscuro fu appiccato dal suicidio di Dead, dalla sua ossessione per i cadaveri, dal suo primo corpsepaint che gettò involontariamente tutti i canoni- anche stilistici- del futuro del black metal.

I roghi erano stati lanciati come sfida, il Black Circle norvegese, capitanato da Oystein dal suo negozio di dischi HELVETE (Inferno) si muoveva compatto e fuori dalle righe, in una gara parossistica che non poteva non degenare facendo intanto proseliti in tutta europa e creando epigoni.

L’omertà nella scena era quasi totale, la polizia brancolava nel buio e il terrore cominciava a scorrere lungo i discorsi pacifici dei cittadini e delle pubbliche cariche.

Senza addentrarmi nei meccanismi di supremazia che esistevano, senza raccontarvi degli altri omicidi, resto fermo sui due nomi di riferimento, in quanto Euronymous creò in gran parte la mitologia della scena ma fu Varg a dettarne le leggi più ortodosse, più concrete e certamente più coerenti.

Varg si trova al centro di un circo mediatico per l’omicidio del suo ex compagno d’arme (giustificato come “preventivo” in quanto aveva saputo che gli sarebbe accaduto lo stesso se non avesse agito per primo) e lo cavalca stoico, si assunse il ruolo di Loki (il dio dell’inganno degli Aesir), rivelando il vero fulcro delle sue azioni vandaliche (il ritorno di Odino, il mostrarlo nuovamente ai norvegesi) e consacra il suo mito a suon di dichiarazioni di stampo antisemita, nazista e fascista, nazionalsocialista in definitiva. Carica il suo fardello il più possibile. Diventa il capo che in molti aspettavano.

I due scrittori illustrano quindi l’ascesa del black metal e le sue connotazioni e contaminazioni con il mondo dell’estrema destra così come del satanismo naturalista, del paganesimo nordico e il ruolo di Varg è quello di crocevia di riflessioni e infrastrutture dialettiche e reportistiche utili allo svolgimento dell’analisi condotta.

Oltre al mondo dell’estremizzazione politico/filosofica (dove entrano in campo numerose ragioni e ideologie) anche l’occultismo gioca la sua parte nel contrappeso di questa bilancia notturna.

Ripetendomi, Satana esce fuori dalla porta nell’intenzione di grande avversario di Cristo e si ricolloca al centro di un’esperienza di ricerca più interiore, in una sorta di anarco – individualismo da condividere e perpetrare attraverso la musica, l’esistenza e gli studi.

Si arriva così – attraversando nazioni, scene e fattacci fuori dal nord europa- al confronto con il resto del mondo, al gruppo “terrorista” che dà nome al libro, attraverso sezioni per ogni sfaccettatura dell’argomento, tra sussulti della mente… perché molto spesso ci si trova estremamente d’accordo con alcune posizioni filosofiche tese all’accentramento dell’essere umano e del proprio miglioramento in ogni direzione piuttosto che in altre che sono di pura ribellione, rifiuto di imposizioni che non appartengono a determinate società.

Con le interviste, le appendici, le centinaia di fotografie, i capitoli dedicati, LORDS OF CHAOS conduce nei meandri più nascosti dell’animo umano, regalando un senso di spaesamento per le proprie congetture e forse un fortissimo senso di estatica nausea. Un libro che colpisce in un affondo interminabile lo stomaco perbenista di qualsiasi lettore con la sua onestà intellettuale e la sua forza contenutistica.

 

Il perfetto seguito di questa lettura è certamente è BLACK METAL. Oltre le tenebre (Arcana Edizioni), saggio corale con docenti universitari, giornalisti, artisti e scrittori che hanno riunito in un unico testo il compendio –attraverso l’uso della divisione dei compiti, di sprazzi di storia orale e semi interviste- necessario per affrontare la terza ondata del black metal (la prima era stata negli anni ’80 con band come i Venom, che ne avevano lanciato dei fuochi di avvistamento; la seconda nei ’90 come abbiamo visto e a seguire dal 2000 ad oggi la terza).

La missione è chiara sin dall’introduzione, capire cos’è il Black Metal, concentrarsi sul post Varg, sulle nuove frontiere, le nuove forme espressive, i nuovi volti e le “nuove” scene come quella del BMS (Black Metal Statunitense).

E parlando di queste ce ne sono moltissime e di grande influenza che vengono dall’Italia, dalla Grecia, dai paesi dell’Est, dalla Russia, dalla Francia. Ognuna con il suo segno distintivo, ognuna con la sua aura così intracciabile, un lampo nel cielo del Nord che però a rischiarato tutto il globo, portando un’estasi cognitiva di miliardi di kw nelle menti febbricitanti di moltissimi che volevano spezzare le catene imposte da regimi, stili di vita, anacronismi viventi e falsi futuri.

Interessante percorrere le strade alternative e interpretative dello stile, in queste pagine, con interviste a grafici, artisti, con connettività anche molto altisonanti che riguardano schematizzazioni conoscitive simili a gnoseologia pura o a dissertazioni sul vero senso dell’individualismo; arriva quindi l’isolazionismo, l’avanguardia musicale che conduce al drone e a recessi ipnotici del primo black metal investiti da nuova linfa immaginifica, che porta gli Ulver-ad esempio- ad essere ancora “Black Metal” ma in un modo più maturo, lontano eppure vicinissimo alle intenzione della prima maniera; ci si contorce attraverso il respiro dei concept grafici o della proposta di cataloghi musicali esclusivamente in Cassetta, tutto con foto (eccessivamente nere!) a dare un riferimento visivo a quanto si legge.

Si chiude quindi un cerchio con questo saggio, che completa (prendendo varie citazioni da esso) il testo LOC e che rende ancora più attuale e vivo il discorso intorno a questo stile musicale e ai suoi gruppi.

Per capire il B.M. e individuarne la vera essenza, forse non basta la lettura, ma di certo, questo tipo di lettura conduce ad una lucidità necessaria per interpretare il vero genius loci di questo movimento, che nonostante tutto continua a morire – a detta di molti- ogni giorno per rinascere alla sera successiva in un infinito rincorrere l’assoluto. Vuoto, dolore, male…fate voi, ma comunque l’Assoluto.

ALex

Back in Black
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Stigmhate- Zodacare Od Zodameranu

Arrivo dopo aver macinato ore di ascolto di Zodacare Od Zodameranu, finalmente a parlare degli Stigmhate, con la luttuosa notizia della scomparsa del frontman/chitarrista Marco Gambicchia ancora incombente.
La cosa mi ha fatto pensare se scriverne oppure no e dopo aver fatto passare qualche giorno ho deciso di onorare il ricordo con la recensione dell’album.
Innanzitutto -per chi non fosse avvezzo a tali tematiche- il titolo cita apertamente un passaggio ripetuto nelle 19 chiavi enochiane, riviste anche dal nostro Crowley ed è chiarificatore per quelle che sono le insistenze esoteriche e oscure di un album di grande impatto.

L’opener Aetherion immerge nell’invocazione obnubilante di una voce galasiana per certe modulazioni e non fa altro che aprire la strada ad una micidiale The third Obsidian incessante e inarrestabile nella sua calata verso l’ascoltatore. Una scure scagliata con forza che anche nei passaggi più melodici, si dimostra affilata e letale.
Ave Averno in Genesi Nema continua il viaggio intrapreso da questa band monolitica, credebile in ogni nota eseguita e nel songwriting che alcune volte si colora di death metal nordico.

Il muro del suono si innalza blasfemo con il gioco forza della sezione ritmica e delle chitarre annichilenti in canzoni come Mistress of bone’s Mounds, Pleroma Apocrifa Mistica, Adamas Ater che racchiudono in sé un groove vorace, avvolgente, una specie di occhio del ciclone in cui si manifesta potenza e perdizione come rappresentato nell’artwork -tra Blake e Bosch- una demone che divora e rigetta corpi umani, anime mortalmente immortali.

The Templetoth con un riffing “orientaleggiante” in certe dimensioni riporta alla mente anche l’old school del genere,  ma non solo, dell’heavy metal più monolitico e graffiante e compone una triade perfetta con Radiant Darkness e May the cursing be.

Le conclusive Feralis Exercitus e XV siglano la fine (se non calcoliamo la bonus Abraxas) di una release dinamica, vivifica, concreta che fa ben sperare per la scena nostrana del black metal e per quella internazionale.
C’è stato qualcosa nella furia degli Stigmhate che mi ha riportato alla mente i Watainanche per la mobilità delle proprie architetture sonore. Sono rimasto contagiato dal lavoro dei vicentini, che hanno saputo non dissipare energia, violenza e filosofia nella produzione e creazione di ZOZ e l’intero lavoro si pone come una preziosa gemma nera che una volta accolta sarà Signora e Padrona Assoluta.

E ora “Muovetevi e Apparite!” Voi, anime perdute. Voi, oscuri presagi. Voi, esseri lontani dai luoghi comuni. Voi, schiere degli Stigmhate.

ALex
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CS: Gli Obituary svelano copertina e tracklist del prossimo LP “Inked in Blood”

Le leggende del death Obituary hanno svelato la tracklist definitiva e la cover del nuovo album che sarà intitolato “Inked in Blood”.

La band rilascerà il nono album in studio per Relapse Records il 27 Ottobre, ma non finisce qui, infatti, mentre sono ancora impegnati a scuotere le fondamenta dei palchi europei2, gli Obituary hanno annunciato che prenderanno parte al “Death to all Tour” che prenderà il via a Novembre negli USA e nel quale saranno in compagnia dei Massacre e dei Rivers of Nihil.

Di seguito la Track Listing di “Inked in Blood”:

1. Centuries of Lies
2. Violent By Nature
3. Pain Inside
4. Visions in my Head
5. Back on Top
6. Violence
7. Inked in Blood
8. Deny You
9. Within a Dying Breed
10. Minds of the World
11. Out of Blood
12. Paralyzed With Fear
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