Black Label Society – “Catacombs of the black Vatican”

A quattro anni di distanza da “The order of the black” Zakk Wylde e soci tornano sulla scena dando alle stampe “Catacombs of the black Vatican”. Il mastermind della band aveva recentemente dichiarato che l’album sarebbe stato “Esattamente uguale agli ultimi nove dischi, a parte il titolo di qualche canzone”.
Proprio così? Sì e no.

Se è vero che la composizione delle canzoni è in pieno stile BLS e l’ugola di Zakk Wylde fa leva su quelle vibrazioni che tanto piacciono ai suoi fans, è altrettanto vero che, rispetto al precedente lavoro, la produzione ed il sound hanno avuto un cambiamento. Dal suono bombastico e iperprodotto di “The order of the black”, si è fatto un salto indietro a riscoprire le suggestioni di “Mafia”.
L’atmosfera, infatti, è grezza, ruvida al punto giusto.

Probabilmente l’ingresso nella line up di Dario Lorina al posto di Nick Catanese, ha dato nuova linfa alla band facendo rinverdire i vecchi fasti hard rock e southern e abbandonando quel filone più vicino al metal contemporaneo.
Le prime tre tracce del disco incollano letteralmente l’ascoltatore allo stereo: sono una bordata di energia incredibile. I riff entrano subito in mente e le vocals si ricordano sin dal primo ascolto.
Si va avanti con “Angel of mercy”, un’emozionante ballata.

Tuttavia si torna a premere subito sull’acceleratore con le successive due tracce: “Heart of darkness” e “Beyond the down”, mentre “Scars” ci regala una nuova emozione soft.
Dopo questo nuovo break si riparte con un crescendo che si chiude con la struggente e bellissima “Shades of Gray”… da brividi l’assolo! La perizia di Zakk sulle sei corde, come sempre, è indiscutibile. Dopo aver dimostrato anche l’impossibile nel corso della sua carriera, in questo disco quasi sembra rilassarsi dando libero sfogo alla sua fantasia, senza però mai abbandonare i “pinch harmonics” e le terzine, suoi trademark da sempre.

Grande prova anche del già citato Lorina, mentre la sezione ritmica, rispettivamente John “JD” DeServio al basso e Chad Szeliga alla batteria è come sempre rocciosa, precisa e puntuale nel sostenere il sound.

Il disco corre via veloce e le canzoni sono decisamente live oriented, le ballad come sempre da brivido.
I virtuosismi sono stati accantonati questa volta per dare maggiore spazio all’anima. Zakk è riuscito ancora una volta in una impresa davvero ardua: fare qualcosa di straordinario con pochi semplici ingredienti.

Uno dei migliori album dei Black Label Society.

David Palombi
Back In Black
info:backib@libero.it

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